Gli investitori tendono spesso a sovrastimare la tolleranza al rischio, mancando del giusto compromesso tra guadagno e protezione del capitale. Ecco come alternare in modo sicuro accumulazione e gestione della ricchezza.
In ogni circostanza è importante riuscire a conseguire con disciplina il proprio obbiettivo finanziario, comprendendo il significato di rischio nella fase di accumulo e gestione.
I rischi che si incontrano nella gestione di un capitale finanziario nel periodo della pensione o dell’indipendenza finanziaria, non sono gli stessi si trovano durante la fase di accumulazione della ricchezza.
Qual è il differente significato per chi investe delle due fasi dell’investimento? Significa che il rischio può essere fortemente contenuto, a parità di titoli, contando su una rendita costante e sicura proveniente ad esempio da una pensione o da un capitale non dipendente da un reddito da lavoro. Non centrare l’obiettivo che avevamo fissato in fase di pianificazione finanziaria, diventa un rischio tanto più da esso dipende il nostro tenore di vita.
È facile immaginare come messi sotto pressione compromettiamo le nostre decisioni in base al loro valore emotivo. Anziché valutare in modo razionale le probabilità di poter ottenere un vantaggio di fronte a una decisione emotivamente importante, tendiamo a creare una selezione arbitraria di eventi senza prendere realmente in considerazione gli scenari più realistici. Questo avviene sicuramente nella fase di accumulazione del capitale, con inevitabili costi che andranno però a diminuire il rendimento finale dell’investimento.
Minore è il tempo a disposizione per concludere la fase dell’accumulazione maggiore sarà il rischio associato. Nel momento di accumulo il tempo potrebbe non arrivare in soccorso a possibili condizioni avverse aumentando per ragioni psicologiche la possibilità di commettere errori. Andare incontro a un progressivo esaurimento delle risorse con un tempo che diminuisce progressivamente contro di noi è una sensazione impossibile da gestire con profitto.
Ciò che conta per concludere positivamente un investimento a prescindere dalla selezione degli asset, è la capacità di continuare a generare il reddito sufficiente per mantenere il tenore di vita. Se il controvalore del nostro deposito titoli sale o scende quando abbiamo 40 o 50 anni euforia e depressione ci tengono compagnia, ma non riescono a cambiare le nostre abitudini. L’emotività insomma continuerà a essere un problema che dobbiamo risolvere, ma questo non farà deragliare un treno destinato a correre ancora a lungo.
Tre fattori di rischio diretti più importanti nella gestione del capitale durante la pensione ci sono:
Se il rendimento degli investimenti sarà basso aumenta in modo proporzionale il rischio di sopravvivere oltre il capitale disponibile e viceversa. Il terzo fattore importante da considerare in questo caso è la volatilità dei rendimenti. Questo è un fattore pianificabile in base alla scelta dell’investimento e quindi all’asset allocation a cui concorrono fattori esogeni. È necessario fare stime prudenti dei rendimenti sul lungo termine, considerando la possibilità iniziale di vivere fasi di mercato particolarmente favorevoli con alti rendimenti, che possono farci sovrastimare la nostra capacità di spesa futura.
Per questo motivo è importante considerare la sequenza dei rendimenti. L’ordine con il quale si presentano le performance del portafoglio investito è importante e può fare una notevole differenza. In entrambi i casi dovremo riuscire a mantenere invariato il nostro tenore di vita.
In conclusione questo dipenderà dall’asset allocation, dalla diversificazione e dalla nostra capacità di valutare il ciclo di mercato e fare una corretta rotazione del portafoglio.
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