La terza guerra mondiale sarebbe già esplosa, questo il parere dello scrittore russo Shishkin. Una crisi globale ignorata dall’Occidente, volutamente, come a voltare la testa dall’altra parte.
«Sta per arrivare una tempesta globale», eccola la recente minaccia proveniente dal Cremlino, una voce proveniente da Mosca che non lascia indifferenti.
Le parole rabbiose sono state pronunciate da un rappresentante del Palazzo, Dmitrij Peskov.
Cosa vorranno mai raccontarci tali affermazioni? Stando al noto scrittore russo Shishkin, la terza guerra mondiale sarebbe appena cominciata, sebbene il mondo occidentale non ne voglia sapere nulla, cullandosi nella propria convinzione che tutto andrà per il meglio e che nulla potrà mai scalfirlo.
Ma l’effetto devastante e autentico del conflitto in Ucraina lo patiremo nel corso della stagione invernale. Rincari bollette, licenziamenti, casse integrazioni che si predicono a causa del blocco alle società provocato dal caro energia.
Sul versante occidentale di guerra nessuno ne vuole sapere, le persone chiudono gli occhi di fronte stragi e solidarietà. Nelle ultime settimane il Cremlino ha usato espressioni quanto mai pesanti, abusando di termini che richiamano l’olocausto. Una mossa che l’intenzione di mantenere acceso il lume della tensione e, senz’altro, anche la pressione dei cittadini europei sui propri governi allo scopo di convincere gli Esecutivi ad allentare le sanzioni contro Mosca.
Esempio lampante quello italiano: la campagna elettorale di questi giorni rappresenta un vero e proprio campo di battaglia per la futura osservanza e prosecuzione delle sanzioni economiche alla Russia di Putin. L’opinione avanzata da Salvini può definirsi l’esempio nell’esempio. La sua posizione imbarazza e non poco anche alcuni dei suoi alleati.
E allora, in qualunque occasione un rappresentanti di Mosca parli di conflitto globale, ecco scoppiare, è proprio il caso di dirlo, un autentico “casus belli”.
Peskov non è andato per il sottile: “Per l’Europa sta finendo un’era… hanno commesso troppi errori e adesso li stanno pagando”.
Sempre dalla capitale russa giungono le accuse a Usa e Germania di essere inevitabilmente parte coinvolta in prima persona nello scontro. Un chiaro sintomo di crescente tensione.
Le battaglie non avranno termine con la fine di Putin, non sarà così semplice. Ci vorrà più di un decennio per ritrovare una sorta di stabilità. Ma fino ad allora cosa potrebbe accadere?
Costringere alla resa del nemico indebitandolo e rendendo impossibile la sua corsa agli armamenti sarà percorso complesso. È labile il confine tra una partita a poker e una a scacchi, dove peraltro i russi son maestri. Al Cremlino poco importa della sua gente, non si tireranno senz’altro indietro.
Da quelle parti gli spiriti sono storicamente inclini alla resilienza e alla gloria eterna.
Gli occidentali assomigliano piuttosto a uno struzzo. Interrano la testa per far sì che le proprie giornate non siano macchiate da immagini devastanti. Né i politici, in piena propaganda elettorale, vogliono inquietare l’animo dei propri concittadini.
Ma la realtà è talmente reale che se ne frega dell’indifferenza e prosegue per la sua strada.
Anche alle porte del secondo conflitto mondiale le persone pretendevano solo pace, costi tollerabili e vacanze tranquille. Anche a quel tempo gli elettori si auguravano che i governi democratici francesi e inglesi intavolassero trattati di pace con Hitler, declinando i venti di guerra.
A tutti è noto poi cosa accadde dopo la celebre Conferenza di Monaco del settembre 1938. Prima la pace apparente, poi l’Inferno. Come non ricordare l’emblematico messaggio di Winston Churchill alla sua gente, in tutta la sua cruda e drammatica sincerità: “Non ho altro da offrirvi che sudore, fatica, lacrime e sangue”.
Non è lontano quel giorno in cui ascolteremo il suono tragico di simili promesse. Un tempo in cui alle belle vacanze e alle case riscaldate dovremo sostituire dosi di enormi sacrifici, privazioni e mancanze, poiché tale è la somma da saldare in cambio di una vera pace. Questo giorno così temuto e intenso si avvcina, sebbene ci siano persone che voltino lo sguardo altrove.
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