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In base a quali criteri si può decidere d’incassare il take profit?

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Il momento in cui possiamo essere sicuri di aver generato un guadagno nel trading, è solo quello in cui chiudiamo la posizione.

Quando pensiamo agli investimenti e al trading, erroneamente ciò a cui diamo più importanza e immaginiamo essere variabili determinanti che garantiranno il profitto, sono solitamente la scelta dell asset e il suo rendimento nel medio, breve termine. 

Sebbene questi siano certamente gli elementi di base senza il quale il nostro investimento non esisterebbe, non sono tuttavia il motivo su cui può fondarsi l’importante decisione d’investire una parte del nostro capitale, con l’obiettivo di generare profitto.

Senza una buona dose di sobrietà e di discernimento tra le nostre emozioni e le possibilità reali che stanno guidando le quotazioni, e quindi il loro effettivo potenziale rendimento, rischiamo di trasformare il nostro trade vincente in un trade che non riesce a soddisfare le aspettative per il quale l’abbiamo aperto. La realtà del mercato può mutare in modi imprevedibili, è meglio quindi chiudere un trade quando abbiamo raggiunto la nostra aspettativa avendo un rapporto soddisfacente tra rischio e rendimento.

La percentuale di profitto che possiamo riuscire a fare in un singolo trade, non deve farci ignorare il fatto che alla fine i risultati sono quelli generati dal prodotto finale di tutti i nostri trade, e quindi dalle scelte con le quali decidiamo di rispettare la nostra strategia e il money management.

LEGGI ANCHE >> Cos’è il take profit e come utilizzarlo per realizzare profitti

In base a quali criteri si può decidere d’incassare il take profit?

Obiettivi grafici

Gli obiettivi grafici sono quelle indicazioni, che per mezzo dell’ utilizzo dei pattern grafici, possono segnalare come il prezzo sostenuto dai volumi si comporterà una volta raggiunti determinati livelli.

I pattern grafici più comuni che consentono di fare una prima scrematura dei livelli sono trendline, supporti e  resistenze, doppi massimi e doppi minimi. Essi tuttavia sono tutti elementi che possono avere efficacia solo se inseriti all’interno del concetto di timing, ovvero la relazione che esiste tra il tempo e volumi che si sviluppano nel periodo di osservazione.

Tempo e volumi

Sono i volumi a indicare la forza relativa della tendenza o della variazione che abbiamo intenzione di sfruttare. Un buon modo per poterli osservare anche in assenza di dati ufficiali, come nei mercati OTC ‘out of the counter’, cioè non regolamentati, è quello di associare le fasce orarie che scandiscono i momenti della giornata di contrattazione, alla variazione della volatilità media, per esempio nel FOREX, prendendo come riferimento l’alternarsi dell’apertura e della chiusura dei vari mercati.

Indicatori e oscillatori

Un buon modo per ottenere delle misurazioni delle forze in gioco è ad esempio quello di utilizzare degli oscillatori come la ATR che misura la variazione media del prezzo del periodo di riferimento calcolato su n periodi, oppure indicatori come la media mobile.

Se usati in sinergia con un calendario economico, nel quale sono calendarizzate il rilascio delle principali notizie macroeconomiche, è possibile avere dei segnali anticipatori di come si può sviluppare il nostro trade avvicinandoci ai momenti che coincidono con la divulgazione di questi dati. Questo ci consente di avere una stima in tempo reale, dell’andamento del nostro investimento e capire se esse debbano essere rivedute, riadattando nostre aspettative e chiudendo la posizione, oppure se sono ancora realizzabili permettendoci di lasciare correre i profitti.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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