Fare un secondo lavoro, o meglio fare due lavori contemporaneamente, in Italia è legale. Ma ovviamente ci sono regole e normative da rispettare. Si rischiano sanzioni pesanti.
In tempi di “magra” come questi a qualcuno sarà certamente venuto in mente di cercarsi un secondo impiego. Due buste paghe sicuramente possono fare più comodo di una. Ma naturalmente non è una questione così semplice e immediata. Innanzitutto stiamo parlando di lavori legali. Sia come autonomi che come subordinati. In Italia nessuna legge vieta di avere un secondo lavoro, ma bisogna rispettare regole precise. Andiamo a capire quali sono le formule concesse, e chi e cosa rischia in caso di infrazione delle normative vigenti.
Oltre ad essere legale, come secondo lavoro si possono fare diverse cose. Un lavoratore può avere un impiego subordinato e al tempo stesso un’attività in proprio. Quindi non è obbligatorio farsi assumere da due aziende con un contratto. La flessibilità è tale per cui una persona può anche avere due attività autonome contemporaneamente. E al tempo stesso anche due lavori da dipendente presso due aziende differenti. Quindi in sostanza, chiunque abbia (tanta) voglia di lavorare non ha limiti. O quasi. Esistono infatti delle precise regole da rispettare (da parte di tutti gli attori coinvolti) in ognuna delle situazioni sopra descritte.
Un lavoratore può fare due contratti di lavoro presso due aziende diverse. L’importante, però, è che queste due aziende non siano in competizione commerciale tra loro. Non solo, il dipendente è obbligato a informare entrambe le realtà dei suoi contratti. Il dipendente, inoltre, deve rispettare con entrambe i “segreti aziendali”. In sostanza, come specifica meglio la normativa, “Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio“. Massima onestà e trasparenza, dunque, verso entrambe le imprese presso cui il lavoratore presta la sua opera.
Non solo. Vige un altro obbligo, che è quello riguardante il monte ore. Gli accordi con le aziende devono fare in modo che il lavoratore non superi le 48 ore settimanali complessive, straordinari compresi. Quindi tutte le realtà, insieme al lavoratore, dovranno organizzare molto bene i turni. Se questo monte ore non viene rispettato, scattano le sanzioni. Innanzitutto per il lavoratore, che è tenuto a informare correttamente le aziende e concordare i turni con entrambe. Ma anche per i datori di lavoro, che devono controllare lo svolgimento regolare del lavoro del proprio subordinato.
Anche se finora abbiamo detto che fare due lavori è legale, c’è da dire che una categoria particolare di impiegati non può usufruire di questa possibilità. Parliamo dei lavoratori dipendenti pubblici. Secondo quanto recita l’articolo 60 del D.P.R. 3/1957, infatti, “i dipendenti pubblici non possono svolgere un secondo lavoro, pena l’applicazione di sanzioni disciplinari che possono portare al licenziamento. Questa categoria di lavoratori NON può: lavorare alle dipendenze di datori di lavoro privati; rivestire cariche in società aventi scopo di lucro; svolgere attività di carattere commerciale o industriale; svolgere incarichi retribuiti che non provengono dall’amministrazione di appartenenza.”
Solo in caso di lavoro part-time si apre una finestra nelle possibilità di fare un secondo lavoro. Ma solamente se il dipendente ottiene l’autorizzazione esplicita dall’Amministrazione presso cui ha il contratto.
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