L’alimentare occidentale è stato uno dei primi settori fioriti in Russia dopo la fine dell’URSS. Le aziende del settore si ritirano dal Paese.
I simboli del multiculturalismo sono tristemente destinati per il momento a lasciare posto alla diffidenza e all’ostilità reciproca. L’invasione russa dell’Ucraina minaccia di sconvolgere tre decenni di investimenti nel paese da parte delle multinazionali, dal petrolio ai media fino agli alimentari.
L’ultima di queste in ordine di importanza a dichiarare di sospendere le sue attività è la rete di 850 ristoranti di McDonald’s. Il mercato russo insieme a quello ucraino costituisce il 9% dei ricavi dell’azienda che ha in Russia 84% dei suoi ristoranti e rappresenta la fetta più grande nel settore alimentare del Paese.
Gli azionisti e gli investitori insieme alla società non vogliono rischiare di associare l’immagine dell’azienda al finanziamento dell’economia russa e quindi indirettamente della guerra. La società ha ritenuto che la situazione avrebbe presto compromesso il prezzo delle azioni. Non è dello stesso avviso Burger King che sta attualmente continuando la sua attività economica in Russia ma anche in Ucraina.
McDonalds ha anche temporaneamente chiuso i suoi 108 ristoranti in Ucraina. Subito dopo la decisione di McDonald’s, altre note aziende alimentari hanno fatto annunci simili. Tra queste Starbucks con 100 punti vendita, Coca Cola e PepsiCo, presente nel Paese dal 1970.
Coca-Cola ha dichiarato martedì che stava sospendendo le operazioni in Russia, che rappresentavano circa il 2% delle entrate e delle entrate operative dell’azienda. La società ha anche una partecipazione di circa il 20% in un’attività di imbottigliamento e distribuzione in Russia.
Pepsi, che ha una presenza molto più ampia in Russia rispetto a Coca-Cola, ha dichiarato che sta fermando produzione e vendita della bevanda e di altri marchi alimentari dipendenti dall’azienda. La società che impiega nel Paese circa 20.000 persone, continuerà comunque a garantire la vendita di alcuni generi alimentari essenziali quotidiani come latticini, latte artificiale e altri alimenti per l’infanzia.
Tra le altre aziende alimentari minoritarie che hanno comunque deciso di sospendere la loro attività nel Paese ci sono Heineken che ha interrotto la produzione e le vendite di birra. Yum Brands sta chiudendo 70 ristoranti KFC di proprietà dell’azienda e tutti i 50 ristoranti Pizza Hut in franchising.
Se l’interesse delle società e degli investitori va a incidere sul sentiment delle grandi aziende alimentari sono diversi i fondi nel settore in grado di continuare ad avere ottime performance. Tra questi i fondi di grandi banche e istituti finanziari specializzati proprio nel settore agricolo. Tra i principali troviamo, per esempio, Deutsche Bank, Allianz, Julius Baer, BlackRock e tanti altri.
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