Il 25 settembre può costituire l’inizio della fine del reddito di cittadinanza o una sua modifica sostanziale.
Sul futuro del sussidio le posizioni dei partiti sono molto diverse il Movimento 5 Stelle punta a rafforzarlo, mentre il centrodestra vuole rivedere la misura.

Le evidenze portano a credere che si realizzi la seconda ipotesi; un primo cambiamento in questo senso è già avvenuto con l’introduzione della chiamata diretta da un privato nei confronti del richiedente, nel conteggio dei rifiuti che possono far perdere il sostegno.
A seconda di chi vincerà le prossime elezioni ulteriore revisioni potrebbero portare il RDC a diventare molto diverso da come è ora. L’efficacia della normativa è data nella sua integrità attuale dalla possibilità di vedersi corrisposto l’assegno in relazione al mercato del lavoro. In questo senso è lo Stato che si rende responsabile della situazione del lavoratore e dell’economia interna. Questa ratio è una giustificazione che non viene condivisa in senso più o meno restrittivo dal centrodestra.
Il reddito di cittadinanza è una misura iniqua?
A essere critica è in particolare Giorgia Meloni. Per Fratelli d’Italia «il reddito di cittadinanza è una misura sbagliata, perché mette sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo». Per il centro destra è molto più importante agire alla fonte ovvero abbattere il cuneo fiscale e contributivo. Sarebbe infatti la differenza tra lo stipendio netto in busta paga e il costo sostenuto dall’azienda, imposte e contributi, a gravare sul costo del lavoro e quindi sul numero delle assunzioni.
Chi assume dovrebbe quindi essere incentivato con i maggiori profitti ad assumere più persone e risolvere così la carenza di offerta di lavoro. Il Partito democratico nel suo programma elettorale propone di modificare i criteri con cui viene erogato. Si riduce il tempo di residenza in Italia necessario a riceverlo a 5 anni, la soglia di partenza per i nuclei di una sola persona da 6000 a 5400 euro. A questo si affiancano proposte per ridefinire i criteri di lavoro congruo, che filtra le offerte di lavoro.
Per il Movimento 5 Stelle naturalmente il reddito di cittadinanza rimane una priorità e deve essere difeso se non rafforzato. Il sussidio ha effettivamente contribuito, soprattutto negli ultimi due anni a evitare la povertà a un milione di cittadini. Questo momento non è così diverso in termini occupazionali per pensare a una sua improvvisa abrogazione. Naturalmente rimangono da considerare i costi, le risorse di questa misura sono sottratte a tempo indeterminato senza che venga effettivamente risolto il problema.