Quota 41 è uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale ed in particolare è incluso tra i temi clou del programma della Lega per i mesi a venire. Ma che cosa significa esattamente e quali sarebbero i suoi tratti caratteristici?
Lo sappiamo bene, la riforma pensioni è uno degli argomenti ‘caldi’ di questo periodo. Avrebbe dovuto trovare spazio nell’agenda del Governo Draghi, ma questa esperienza si sta concludendo in queste settimane – per lasciar posto alle nuove elezioni politiche ed alla formazione del nuovo Governo.
Ecco allora che da tema da attuare, la riforma pensioni è diventata argomento su cui puntare negli incontri con i cittadini e nei faccia a faccia televisivi, utili a convincere anche quella parte dell’elettorato indecisa e che non sa se andare a votare. Per esempio, in queste settimane è stata molto chiacchierata la proposta previdenziale da parte della Lega, che sostiene la cosiddetta Quota 41.
Molti però forse ignorano in che cosa consiste esattamente questo meccanismo di accesso alla pensione e quali sono le sue caratteristiche chiave. Lo vedremo insieme, e in sintesi, nel corso di questo articolo – onde contribuire a sgomberare il campo da possibili dubbi.
Le parole sono due e rendono molto immediata la memorizzazione del nome di questo cavallo di battaglia della Lega. Ma che cos’è in concreto? Ebbene, in combinazione con il superamento della legge Fornero, Quota 41 è un meccanismo per andare in pensione, che vuole essere riservato a tutti i lavoratori – nessuno escluso. Ma in sintesi Quota 41 è fondamentalmente questo:
Con Quota 41, dunque, l’attesa del pensionamento sarebbe ridotta di un anno e 10 mesi per i lavoratori, e di 10 mesi per le lavoratrici. Inoltre, non avrebbe rilievo alcuno l’età del lavoratore o della lavoratrice. Ribadiamo altresì che secondo il regime attuale tutti i lavoratori iscritti all’Inps (lavoratori subordinati anche del pubblico impiego, autonomi e parasubordinati) possono andare in pensione anticipata con i requisiti al momento attivi.
In considerazione della semplicità del meccanismo, è facile rendersi conto che coloro che potranno sfruttare Quota 41 – laddove venisse di fatto introdotta – sarebbero però coloro che hanno avuto carriere lavorative piuttosto costanti e senza particolari buchi contributivi nel corso del tempo. Ciò sembra andare controcorrente rispetto alla situazione attuale, in cui precarietà e esperienze di lavoro alternate a periodi di disoccupazione rappresentano una tendenza non poco diffusa.
Insomma, Quota 41 sarebbe fatta su misura di chi ha iniziato a lavorare molto presto e ha continuato a farlo con continuità. Ma il meccanismo potrebbe anche giovare a chi per ottenere il requisito contributivo, ha optato per il riscatto del periodo di studio universitario.
In altre parole, da Quota 41 non scaturirebbero particolari effetti positivi per chi anzianità contributive più basse e, perciò, è tenuto ad aspettare il raggiungimento di un requisito anagrafico ad hoc. Il riferimento va anche ovviamente a Quota 102 e alla passata esperienza di Quota 100.
Secondo molti osservatori, il vero punto debole di Quota 41 sarebbero i costi per le casse dello Stato. Infatti, l’istituto di previdenza sarebbe tenuto a versare l’assegno in anticipo rispetto al sistema attuale, e per un periodo di tempo piuttosto ampio a causa dell’aumento della speranza di vita. Non solo: l’Inps avrebbe a che fare con un più basso gettito di contributi a seguito della fine anticipata della carriera di lavoro.
Ma presumibilmente soltanto un test e una sperimentazione della misura sarebbero utili ad avere idee più precise rispetto ai costi nel medio-lungo termine. Infine, al di là della proposta della Lega, vero è che nessun partito politico ha finora accennato al tema del possibile abbassamento del requisito dei 67 anni per accedere alla pensione di vecchiaia e alla revisione dell’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita. Ma chiaramente si tratta di temi che dovranno trovare amplissimo spazio nell’agenda del prossimo Governo.
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