Ti sei mai chiesto come l’assegno di invalidità possa influenzare la tua vita lavorativa e pensionistica? La storia di Nicola e Francesco ti farà riflettere.
Nicola e Francesco, due uomini con percorsi diversi, ma con una cosa in comune: l’invalidità. Quando hanno ricevuto l’assegno ordinario di invalidità, pensavano di aver trovato un po’ di stabilità economica. Ma mentre Nicola ha potuto continuare a lavorare, Francesco si è trovato di fronte a una scelta drastica.
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La burocrazia legata alle prestazioni INPS non è sempre chiara, e le differenze tra assegno ordinario di invalidità, pensione di inabilità e invalidità civile possono creare confusione. Eppure, basta un dettaglio per cambiare completamente la situazione di una persona. Se anche tu o qualcuno che conosci sta affrontando un percorso simile, ci sono alcune informazioni fondamentali da sapere.
Leggendo questo articolo, scoprirai non solo le regole, ma anche come le scelte personali e professionali possono influire sulla stabilità economica futura.
Assegno ordinario di invalidità: lavorare è possibile, ma con delle condizioni
Nicola ha 52 anni e, dopo una diagnosi di patologia degenerativa, ha ottenuto l’assegno ordinario di invalidità. Questo gli ha permesso di mantenere un sostegno economico, pur continuando a lavorare. Ma c’è un dettaglio: il suo stipendio incide sull’importo dell’assegno.
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Infatti, l’assegno ordinario di invalidità è cumulabile con il reddito da lavoro, ma l’INPS prevede delle riduzioni progressive. Se il reddito supera determinate soglie, l’importo dell’assegno si riduce del 25%, poi del 50% e infine del 100%. Insomma, più guadagni, meno prendi dall’INPS.
Per questo Nicola ha fatto i suoi calcoli: ha deciso di mantenere un reddito che gli permettesse di non perdere del tutto l’assegno, pur lavorando part-time. Una scelta che gli ha garantito stabilità, ma con qualche sacrificio.
E se l’invalidità peggiora? In quel caso, si può chiedere la trasformazione in pensione di inabilità, ma attenzione: in quel caso, lavorare non è più possibile.
Pensione di inabilità: il caso di Francesco e il divieto di lavorare
Francesco ha 56 anni e una patologia invalidante grave, con una riduzione della capacità lavorativa pari al 100%. A differenza di Nicola, ha ottenuto la pensione di inabilità, un assegno più alto, ma con un limite rigido: non può lavorare.
La regola è chiara: chi percepisce la pensione di inabilità non può svolgere alcuna attività lavorativa. Se lo fa, rischia la revoca immediata della pensione.
Questo ha messo Francesco di fronte a un bivio: accettare di vivere solo con la pensione o cercare un’alternativa. Ha deciso di chiedere l’indennità di accompagnamento, un aiuto economico per chi ha bisogno di assistenza continua. Tuttavia, questa opzione è riservata a chi ha una invalidità totale e non è compatibile con la pensione di inabilità.
E poi c’è un altro aspetto da considerare: la trasformazione in pensione di vecchiaia. Se Francesco raggiunge l’età pensionabile con i contributi richiesti, la sua pensione di inabilità si trasformerà automaticamente in pensione di vecchiaia. Questo significa che, dopo tanti anni di limitazioni, potrebbe finalmente riprendere un’attività lavorativa, se lo desidera.