Novità pensionistiche per il 2025: nuovi tagli per quest’anno, alcuni assegni previdenziali potrebbero alleggerirsi rispetto al 2024
Negli ultimi mesi si è parlato assiduamente dei tagli alle pensioni. Il problema della riforma previdenziale è un buco nero per le politiche: una popolazione che invecchia ha bisogno di continui sussidi, ma viviamo in un paese con un ingente debito pubblico, e non può più permettersi spese aggiuntive. La questione è palpabile per tutti: dalla sanità, all’assistenza agli anziani, tutti i settori risentono di una crisi generale, e il caro prezzi non fa altro che far diventare il quotidiano una corsa ad ostacoli per le famiglie.
Per molti lavoratori la notizia sui tagli agli assegni è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Chi lavora da decenni con la certezza di ricevere un assegno previdenziale stabile si trova ora di fronte a un’amara sorpresa: la pensione potrebbe essere molto più bassa del previsto. Il motivo? Una nuova regola introdotta con la Legge di Bilancio di quest’anno ha ridotto il valore di una parte della pensione per molti dipendenti pubblici, e non solo. Questo significa che chi andrà in pensione nei prossimi anni potrebbe ricevere cifre sensibilmente più basse rispetto a quanto si aspettava.
Si tratta di un taglio che nel complesso potrebbe far risparmiare allo Stato 33 miliardi di euro, ma che si traduce in un danno economico per centinaia di migliaia di lavoratori. Lavorare una vita ma non poter sperare in una vecchiaia tranquilla. C’è un modo per evitare questa riduzione? La buona notizia è che alcuni sindacati, tra cui la CGIL, stanno cercando di contrastare la decisione e hanno avviato ricorsi per tutelare i lavoratori colpiti, ma non è detto che si avranno risultati nel breve termine.
Il taglio alle pensioni riguarda i lavoratori pubblici iscritti a determinati fondi previdenziali (CPDEL, CPS, CPI e CPUG) e con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995. In parole più semplici, chi è stato assunto nel settore pubblico dopo il 1980 potrebbe subire una riduzione dell’assegno pensionistico rispetto a quanto si aspettava.
Inoltre, la legge ha aumentato l’età ordinaria per la pensione nel pubblico impiego, portandola a 67 anni. Questo significa che chi decide di lasciare il lavoro prima potrebbe vedere la sua pensione ridotta ancora di più, ad oggi infatti conviene attendere la pensione di vecchiaia nella maggior parte dei casi in quanto l’anticipo prevede perdite ingenti in termini di assegno mensile.
Con la nuova Legge di Bilancio il Governo ha scelto di introdurre una revisione delle aliquote di rendimento per alcune gestioni previdenziali quindi a parità di dati, chi entrerà in pensione adesso avrà una riduzione significativa della quota retributiva rispetto a coloro che sono entrati in pensione negli anni addietro.
Si stima che entro il 2043 oltre 730.000 dipendenti pubblici saranno interessati da questi tagli. Coloro che preferiranno andare in pensione prima della nuova soglia dei 67 anni, subiranno per legge l’applicazione delle nuove aliquote di rendimento che significheranno la riduzione dell’importo pensionistico.
Di fronte a queste misure, la CGIL ha già avviato ricorsi contestando la legittimità dei tagli. Si sottolinea infatti che norme con questo effetto retroattivo vanno a penalizzare i lavoratori che avevano basato le loro aspettative pensionistiche di una vita sulle normative precedenti, e che adesso si ritrovano ad adeguarsi a nuove regole poco prima di entrare in pensione.
È quindi fondamentale che i lavoratori pubblici interessati si informino sulla propria posizione contributiva e pensionistica. Rivolgersi alle sedi della CGIL o ad altri enti di tutela può aiutare a comprendere l’impatto di queste nuove disposizioni e valutare le azioni da intraprendere per proteggere i propri diritti previdenziali.
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