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Economia e Finanza

Pensione con 21 anni di contributi: è inaspettato l’importo a cui si ha diritto

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A quanto ammonta la pensione se si possiedono 21 anni di contributi? Ci sono dei vantaggi se si smette di lavorare con tale requisito?

Il sogno di ogni lavoratore è poter andare in pensione presto e percepire un assegno di importo elevato, che consenta di vivere una vita serena.

Foto Canva

In base all’attuale sistema previdenziale, è possibile accedere alla pensione di vecchiaia se si possiedono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Esistono, tuttavia, degli strumenti che consentono l’uscita anticipata dal mondo del lavoro; parliamo di Quota 102, della pensione anticipata ordinaria, dell’Ape Sociale, di Quota 41 per i lavoratori precoci e per gli addetti alle mansioni usuranti, di Opzione Donna.

Ma è possibile andare in pensione anche con 21 anni di contribuzione. In che modo? A quanto ammonta la cifra dell’assegno? Analizziamo la disciplina normativa e scopriamo tutti i dettagli.

Per un interessante approfondimento, leggi anche: “La pensione a 67 anni con soli 15 anni di contributi è possibile? Ecco la verità“.

Pensione con 21 anni di contributi: come si accede

Qual è l’importo che si riceve se si possiedono solo 21 anni di versamenti previdenziali? Come possono fare i lavoratori a smettere di lavorare con tale requisito contributivo?

Per non alimentare false speranze, è bene chiarire che, con 21 anni di contributi, ovviamente, non si può sperare di ricevere una pensione di importo elevato.

Ed, inoltre, l’unico metodo per interrompere la carriera lavorativa, con tale anzianità contributiva, è la pensione di vecchiaia. L’accesso agli altri strumenti, infatti, è precluso. Per la pensione ordinaria, infatti, ci vogliono il doppio dei contributi (nello specifico, 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).

Per Quota 102, invece, è obbligatoria la maturazione di 38 anni di contributi, mentre 41 (di cui 1 prima dei 19 anni), per Quota 41. Con l’Ape Sociale si può smettere di lavorare solo con un’anzianità contributiva compresa tra i 30 e i 36 anni. Infine, Opzione Donna richiede almeno 35 anni di contribuzione, oltre ad un’età anagrafica di 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) o di 59 anni (per le lavoratrici autonome).

Per scoprire tutte le opportunità di pensione anticipata, consulta il seguente articolo: “Pensione non solo a 67anni e 20 di contributi: c’è anche questa possibilità“.

Come si calcolano gli importi?

Ma quanto si guadagna di pensione con 21 anni di contributi? Facciamo degli esempi, per spiegare le varie possibilità.

Un lavoratore ha 67 anni di età ed è prossimo alla pensione di vecchiaia. Probabilmente, ha iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1996 e, dunque, è sottoposto al sistema di calcolo retributivo. Tale metodo considera solo le retribuzioni percepite dal lavoratore negli anni immediatamente precedenti alla presentazione della domanda di pensione.

Si effettua, dunque, una media delle retribuzioni, prendendo una quota di importo annuo con un’aliquota del 2%. Se ha 21 anni di contributi, quindi, spetta il 42% della retribuzione pensionabile. Se quest’ultima è di circa 20 mila euro all’anno, il lavoratore ha diritto a 8.000 euro lordi di pensione all’anno, cioè a circa 615 euro lordi al mese.

Calcolo con il sistema contributivo e misto

Se, invece, il lavoratore ha versato i 21 anni di contributi solo dopo il 1995, allora si applica il sistema di calcolo contributivo puro. In tal caso, si considerano gli anni di contributi, l’età del pensionato e il coefficiente di trasformazione (pari a 5,575%).

Con 21 anni di contributi pagati e una retribuzione annua di 30 mila euro lordi, il montante sarà di 9.900 per ogni anno di lavoro, per un totale di 207.900 euro.

Sulla cifra appena ricavata, va stabilito il coefficiente di trasformazione del 5,575%, per un totale di 11.590 euro di pensione lorda all’anno (cioè di circa 890 euro lordi al mese, per 13 mensilità).

Pensione con 21 anni di contributi: l’importo in base al sistema misto

Il sistema di calcolo misto, infine, si applica quando il lavoratore possiede contributi versati prima e dopo il 1996. Ad esempio, se ha pagato 10 anni di contributi prima del 1996 e altri 11 dopo il 1996, allora il suo assegno previdenziale verrà quantificato utilizzando il sistema misto e, cioè con il retributivo, per i contributi precedenti il 1996 e con il contributivo, per quelli successivi al 1996.

Riprendiamo l’esempio del lavoratore proposto nei paragrafi precedenti. Per la prima quota, bisogna calcolare il 20% della retribuzione pensionabile, e cioè 6.000 euro lordi all’anno. Per la rimanente quota, invece, bisogna considerare la retribuzione annua (cioè 30 mila euro) e calcolare il montante contributivo (corrispondente a 9.900 euro all’anno, per 11 anni di contributi, per un totale di 108.900 euro).

Questo elemento, poi, serve per individuare il coefficiente di trasformazione del 5,575%; si ottiene 6.071 euro, cioè la cifra lorda annua di pensione. Infine, si devono sommare la prima quota (cioè 6.000 euro) e la seconda quota (cioè 6.071 euro), che fanno un totale di 12.071 euro lordi all’anno di pensione (dunque, circa 928 euro lordi di pensione al mese).

Antonia Festa

Sono una giurista, grande appassionata del mondo classico, di letteratura, politica, musica, teatro e cinema, divoratrice di serie TV. Sono socia di una compagnia di teatro amatoriale e ho curato la sezione 'Intrattenimento' per un giornale online, recensendo film e spettacoli televisivi e teatrali. Attualmente, lavoro come web content writer, occupandomi soprattutto di temi di natura previdenziale ed economica, che mi permettono di coltivare e approfondire il mio interesse per il diritto.

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