Pensione con 20 anni di contributi, la svolta: da quando è possibile andarci

20 anni di contributi, il requisito minimo per accedere alla pensione: quando si può andare, età e come funziona la domanda. I dettagli

Il tema inerente la pensione è estremamente importante e di grande rilevanza per molti, e dunque non mancano le curiosità e le domande a proposito dei vari aspetti inerenti, come, ad esempio, quando è possibile andarci con 20 anni di contributi, a quale età. Di seguito alcuni dettagli a tal proposito.

Pensione con 20 anni di contributi: da quando è possibile andarci
Monete, orologio (fonte foto: Adobe Stock)

Argomento dunque di grande rilevanza e che costituisce, comprensibilmente, fonte di grande curiosità, quello inerente le pensioni, e come noto per potervi avere accesso sono necessari almeno vent’anni di contributi. Si tratta, come viene spiegato nell’approfondimento da parte di Investireoggi.it, della soglia minima richiesta per poterci andare e per beneficiare dalla rendita di stato a partire da una determinata età.

Vi sono anche altre opzioni di uscita per coloro che hanno meno di 20 anni di contributi, legati alla pensione, ma sono dei casi limite per cui l’eta pensionabile slitta a settantuno anni e il cui relativo assegno viene calcolato soltanto mediante sistema contributivo.

Quando si va dunque in pensione con 20 anni di contributi, a partire da quale età e cosa c’è da sapere in tal senso?

Pensione e vent’anni di contribuiti: quando si può andare, quale età

Sul tema delle pensioni ci sono sempre vari aspetti da considerare, si pensi ad esempio al valore che ha oggi, tra rincari ed inflazione, oppure ancora al perché pensare ad andare in pensione entro i prossimi 3 anni, gli aspetti da tenere a mente.

Come viene spiegato da Investireoggi.it, secondo la riforma Fornero occorre aspettare di aver compiuto sessantasette anni prima di poter fare domanda di pensionamento; è quella che viene definita la pensione di vecchiaia, la cui liquidazione scatta dopo aver cessato l’attività lavorativa.

In altri casi, è previsto il pensionamento a sessantaquattro anni di età, el caso dei contributivi puri, ovvero chi ha iniziato a lavorare dopo l’anno 1995. Non mancano poi altre scappatoie che si legato agli scivoli per quanto concerne il settore privato, è il caso dell’isopensione e dei contratti di espansione. In tali casi, tuttavia, si legge, non si fa riferimento ad una vera e propria pensione, ma ad un assegno periodico che il datore di lavoro privato corrisponde a colui che è in attesa della pensione.

Qui, un approfondimento sulla isopensione e su come i disoccupati possono coprire gli ultimi anni prima della pensione se si è senza lavoro.

Per quel che concerne la pensione a sessantaquattro anni con vent’anni di contributi, Investireoggi.it spiega che la legge permette l’uscita dal lavoro una volta raggiunta l’età prevista, ma la rendita non deve esser minore a 2,8 volte l’assegno sociale.

Questa soglia, si legge, corrisponde all’incirca a 1.310 euro al mese, e non è dunque per tutti; in tal senso ci si potrebbe dunque chiedere quanto occorre aver versato al fine di poter rientrare in tali parametri. Occorrerebbe, rispetto a tale quesito, procedere ad un calcolo che parte dal monte contributivo accumulato, e che vedrebbe l’applicazione deo coefficiente di trasformazione che, in relazione all’anno in corso e all’età anagrafica, corrisponde al 5,06%, si legge.

Nel caso particolare, ai fini di poter andare in pensione a sessantaquattro anni, occorrerebbe avere alle spalle un montante contributivo pari a 331 mila euro. Una cifra che si otterrebbe solo con una retribuzione media pari a 4 mila euro al mese, versati per 20 anni di seguito.

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