La diffusione dei pagamenti POS è incentivata dal Governo, che propone anche una serie di sanzioni in caso di errori. Occorre fare molta attenzione.
A partire da giugno 2022, i commercianti e i liberi professionisti cono obbligati ad avere un POS per effettuare pagamenti elettronici. L’obbligo, imposto dalla legge, prevede che gli esercenti non possano rifiutare un pagamento eseguito con carte e bancomat, tranne in rarissime eccezioni.
In sostanza, se un cliente chiede di poter pagare con uno strumento di pagamento elettronico, il commerciante/professionista non può rifiutare la richiesta. La legge prevede sanzioni pari a 30 euro più il 4% del valore della transazione rifiutata, in caso di infrazione del suddetto obbligo.
Queste misure hanno lo scopo di favorire i pagamenti elettronici, che sono tracciabili e riducono l’evasione fiscale. Non a caso, è stato stabilito un limite all’uso dei contanti per eseguire un pagamento. Ci stiamo riferendo al limite di 1.999,99 euro per pagare un bene o un servizio.
Occorre fare molta attenzione, perché lo Stato è motivato a combattere con tutte le armi che ha, una delle più importanti piaghe sociali: l’evasione fiscale.
I commercianti, gli esercenti e i professionisti sono obbligati ad essere muniti di POS, per accettare i pagamenti elettronici. Questo metodo di pagamento prevede delle commissioni che gravano sul titolare del POS.
Per questa ragione, si sta valutando l’idea di ridurre al minimo o eliminare definitivamente le commissioni a cui sono sottoposti questi soggetti.
Nel frattempo, alcuni esercenti hanno deciso di applicare un prezzo maggiorato nei confronti di clienti che effettuano il pagamento con le carte. Questo sistema potrebbe essere controproducente, perché spingerebbe i consumatori a preferire i pagamenti in contanti, andando a demolire, in poche mosse, il tentativo del Governo di ridurre l’uso del denaro contante.
È pur vero che anche il discorso relativo alle commissioni, a cui sono sottoposti i titolari di POS, disincentiva all’utilizzo dei POS.
Si tratta di un problema al quale si sta lavorando per trovare una quadra, ma nel frattempo chi prova ad arginare la faccenda, applicando un prezzo maggiorato, rischia grosso.
Questo metodo, infatti, viene meno ai principi della correttezza e della lealtà che sono alla base della corretta condotta.
Dopotutto, applicare un prezzo maggiorato a chi opta per il pagamento elettronico è una violazione all’art.62 del Codice del Consumo. Tanto da prevedere 2.000 euro di multa, nei confronti di coloro che adottano questa pratica commerciale scorretta.
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