Se hai dei figli maggiorenni, per la Cassazione non sei più obbligato a mantenerli. La novità che fa paura: caos nelle famiglie italiane
Per quanto i genitori sognerebbero di riuscire a mantenere i propri figli senza alcuna fatica e problema, soprattutto quando sono in età scolare e quindi hanno bisogno del supporto anche economico di mamma e papà, purtroppo non sempre riescono a farlo. La vita di oggi, infatti, costa cara e le entrate economiche delle famiglie sono quelle che sono: la fatica che si fa, dunque, è tanta.
Il problema, poi, si acuisce quando i figli raggiungono la maggiore età e quindi quando di fatto sono in grado di lavorare e di mantenersi autonomamente. In questo caso, spesso si configura la situazione per la quale i genitori vorrebbero che i figli riuscissero a sostentarsi, mentre i figli vorrebbero continuare ad essere supportati anche economicamente da mamma e papà. La Cassazione, a tal proposito, si è espressa.
Nel 2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che per decidere se mantenere o se revocare l’assegno di mantenimento ai figli il primo criterio da considerare è quello dell’età del figlio. La maggiore età è quindi discriminante, in questo senso, considerando ovviamente anche la capacità di autosostentamento del ragazzo o della ragazza: la regola vuole, però, che l’obbligo di mantenimento non possa protrarsi oltre certi limiti. Nel corso di quest’anno, la Corte di Cassazione si è addirittura espressa in merito a un caso specifico, quello di un figlio 30enne disoccupato.
La pronuncia è chiara: se il figlio 30enne è ancora senza lavoro, il giudice può comunque stabilire che cessi il sostegno economico. Questo vale anche nel caso in cui il figlio maggiorenne abbia svolto solo stage e tirocini e non abbia ancora un’occupazione stabile. Il potere di revocare l’obbligo di mantenimento, però, ce l’ha solo il giudice dopo una richiesta formale da parte del genitore; in caso di disabilità grave o fino alla maggiore età, però, il diritto di mantenimento del figlio è garantito sempre e comunque.
Il principio su cui si basa questa decisione è quella dell’autoresponsabilità. Un giovane di 30 anni, infatti, deve sapersi responsabile della propria situazione anche economica: se ha davvero necessità del sostegno dovrà saper provare al giudice che ci sono ragioni valide che gli impediscono di lavorare, del tutto indipendenti dalla sua volontà.
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