Nessuno ti licenzia più: ecco cosa succede davvero dietro le “dimissioni volontarie”

Hai mai sentito qualcuno dire “mi hanno fatto capire che era meglio dimettermi”? Una frase che sembra innocua, ma nasconde una realtà molto più dura.

In tanti casi, quando un lavoratore viene messo alle strette, dietro c’è un calcolo preciso da parte dell’azienda. Non si tratta di scelte casuali o semplici incompatibilità: c’è di mezzo un interesse economico che spinge il datore di lavoro a preferire le dimissioni rispetto al licenziamento. E quando accade, spesso il lavoratore resta con un pugno di mosche in mano.

Anselmo lavorava da quasi quattro anni in una piccola azienda informatica. Non era il dipendente del mese, ma faceva il suo dovere, puntuale e affidabile. Tutto scorreva tranquillo, finché non è arrivata Federica, nuova responsabile dal carattere deciso.

Persona disperata perchè licenziata
Nessuno ti licenzia più: ecco cosa succede davvero dietro le “dimissioni volontarie”-trading.it

Tra i due non è mai scattata l’intesa. Con il tempo, le frizioni si sono fatte più frequenti, i silenzi più lunghi. Poi, un giorno, la proposta: “Perché non prendi in considerazione l’idea di lasciare?”. Nessun rimprovero, nessuna contestazione formale. Solo quell’invito, detto con tono gentile ma inequivocabile.

Anselmo sapeva bene che accettare avrebbe significato dare le dimissioni volontarie, perdendo così la possibilità di accedere alla Naspi, l’indennità di disoccupazione garantita solo a chi viene licenziato. In pratica, se fosse stato l’azienda a chiudere il rapporto, avrebbe avuto diritto a un sostegno economico. Ma se fosse stato lui a farsi da parte, niente aiuti. Una rinuncia pesante, soprattutto se non si ha un’alternativa lavorativa immediata.

Il costo nascosto del licenziamento per il datore di lavoro

Federica, dal canto suo, non voleva certo creare un caso o affrontare lunghe pratiche. Ma soprattutto, voleva evitare il ticket licenziamento, un contributo che ogni datore di lavoro deve versare all’INPS quando licenzia un dipendente con diritto alla Naspi.

Persone che discutono
Il costo nascosto del licenziamento per il datore di lavoro-trading.it

Nel 2024, questo importo era pari a 635,67 euro per ogni anno di anzianità. Per Anselmo, quasi duemila euro. Una cifra che molti datori preferiscono non dover pagare, soprattutto in un periodo in cui ogni spesa pesa sul bilancio aziendale.

Le dimissioni diventano così un modo per risparmiare. Niente ticket, nessuna comunicazione formale, nessuna possibilità di contenzioso. Tutto sembra più semplice. Ma è davvero così? Per il lavoratore, spesso no. Chi si dimette perde tutele, diritti, e si trova senza reddito mentre cerca un nuovo impiego. E a volte si sente anche in colpa, come se l’addio fosse frutto di una sua scelta sbagliata.

Anselmo ha avuto il buon senso di fermarsi un attimo, chiedere un parere e riflettere. Ha capito che, in realtà, non aveva alcun obbligo di lasciare. La scelta era solo sua, nonostante la pressione ricevuta. Non tutti però riescono a riconoscere la sottile differenza tra scelta libera e “invito forzato”. E tu, se fossi al suo posto, che faresti davvero?

Gestione cookie