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Il Bitcoin non ha più nessun valore: le ragioni che non lasciano dubbi

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Nassim Taleb, ex trader, epistemologo e matematico di origine libanese, ha affermato in un suo recente studio “Bitcoin, Currencies, and Bubbles” quelli che sono i quattro punti di criticità per il quale il Bitcoin, secondo la sua opinione, non avrebbe alla prova dei fatti alcun valore.

La nostra capacità di processare informazioni è inversamente proporzionale alla nostra capacità di cogliere le variazioni e i dettagli degli scenari, filtrati attraverso le teorie dalle quali siamo soliti partire per elaborare ipotesi sul futuro.

I best seller dell’autore Nassim Taleb, esperto di matematica finanziaria e teoria della probabilità, descrivono la relazione tra nostra capacità di valutare il rischio e i limiti dei modelli cognitivi tramite cui elaboriamo le teorie, dalle quali apprendiamo il comportamento della realtà circostante.

Le 4 ragioni per cui il Bitcoin non ha alcun valore secondo Nassim Taleb

Taleb descrive quattro motivazioni di base per cui secondo la sua esperienza, il Bitcoin avrebbe un valore esattamente uguale a zero e non ci sarebbero in oltre evidenze per sostenere che la blockchain sia una tecnologia utile rispetto a quelle già esistenti.

Il Bitcoin non è utile nella vita quotidiana

Tra le prime affermazioni Taleb mette in evidenza la discrepanza tra la percezione dell’utilità e il successo economico del Bitcoin e il suo prezzo. Esso non sembra causato da un effettivo utilizzo nell’economia della criptovaluta, quanto piuttosto dagli eccessi speculativi, dalla scarsità del bene e dalle dinamiche del mercato, senza che tuttavia questo sia riuscito a mettere in evidenza la sua utilità nell’economia reale.

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Il Bitcoin non è un bene rifugio

Il secondo punto di criticità rilevato è quello che vorrebbe mettere a paragone il Bitcoin con l’oro per la sua medesima capacità di fungere da bene rifugio. Effettivamente il Bitcoin sembra essere stato inversamente correlato con i prezzi del comparto azionario e positivamente rispetto ai metalli preziosi come l’oro, che durante la recente crisi economica sono stati utilizzati per diversificare il rischio e proteggersi dalle incertezze economico finanziarie.

Nassim Taleb evidenzia tuttavia come il Bitcoin diversamente dall’oro non possa essere considerato un bene rifugio, non tanto per le estreme e repentine variazioni del suo valore, che non ha ancora avuto il tempo di storicizzarsi, quanto il fatto che proprio dal punto di vista materiale risulta instabile e necessità dell’intervento umano al fine di poter mantenere le sue proprietà intrinseche.

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Il Bitcoin non può nulla contro l’inflazione

Il terzo punto mette in evidenza le carenze del Bitcoin dal punto di vista finanziario. Contrariamente a quanto possano affermare molti investitori, esso oltre a essere un investimento estremamente speculativo, non è secondo Taleb un asset in grado di proteggere contro l’inflazione, in quanto manca delle correlazioni economiche con le valute tradizionali e non può essere tenuto in considerazione come investimento sul lungo termine. La sua ragion d’esser infatti è quella di essere un’alternativa al potere centralizzato dei governi e delle istituzioni finanziarie, essendo continuamente a rischio di essere ridimensionato dalla legislazione.

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La blockchain non ha mantenuto le promesse rivoluzionarie

Il quarto punto finale prende di mira la blockchain, che a suo avviso non avrebbe dimostrato l’efficacia promessa in termini di cambiamenti nell’ecosistema finanziario, che tuttavia è stato influenzato da essa con la nascita della finanza decentralizzata, ma ha utilizzando questa tecnologia per accrescere la sua efficienza senza per il momento essere stata messa da parte a favore di una rivoluzione anarcocapitalista.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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