L’Unione Europea pianifica un futuro di sviluppo scientifico ed economico sulla traiettoria della rivoluzione ecologica e finanziaria, che verrà messa in opera con l’annullamento progressivo delle emissioni inquinanti e l’introduzione dell’euro digitale.
Nel frattempo sono diversi i nodi da sciogliere per garantirsi una forza e un’indipendenza dal punto di vista geopolitico. Il problema principale è la dipendenza dalle materie prime, che in assenza di un coordinamento stanziale sulla politica estera delle maggiori economie dell’eurozona, può diventare un problema di sicurezza e di instabilità economica.
La recente crisi economica ha evidenziato nuove vulnerabilità per quanto riguarda quelle che vengono considerate dalla Commissione europea le materie prime critiche in termini di insostituibilità e di reperibilità, tali da generare una forte dipendenza da specifici fornitori internazionali.
Il rischio per la tenuta del sistema economico dell’eurozona aumenta notevolmente quando il produttore costituisce un cartello o un monopolio. La strategia volta alla decarbonizzazione ha contribuito in modo sostanziale a risolvere il problema all’emancipazione dell’economia da gas e petrolio, che verranno gradualmente sostituiti con fonti energetiche rinnovabili, prodotte all’interno del territorio federale.
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Nel 2020 le materie prime da cui l’eurozona è più dipendente sono cresciute negli ultimi dieci anni passando da 14 alle 30 attuali. Tuttavia la maggior parte delle importazioni sono diversificate su paesi non allineati politicamente o confinanti geograficamente. In questo senso non si configura, a meno di stravolgimenti geopolitici, la possibilità di un blocco unilaterale delle esportazioni e quindi della nostra capacità di approvvigionamento.
I paesi da cui dipendiamo maggiormente in questo senso sono Cina, Sud Africa e Congo, Stati Uniti, Brasile, Turchia, Kazakistan e Russia. Le materie prime di maggiore interesse per la sicurezza e la stabilità economica dell’Unione Europea sono: Antimonio, Indio, Cobalto, Magnesite e Magnesio, Grafite, Niobio, tungsteno, Fosforo. Queste sono le materie prime su cui UE è maggiormente esposta a rischi di carenze di approvvigionamento.
Lo scenario mutevole dei processi produttivi a livello europeo e internazionale può scaturire nuove differenze nel fabbisogno delle nazioni, con variazioni di domanda e offerta di queste o altre materie prime. Per esempio i nuovi piani industriali dell’Unione Europea, incentivati dagli investimenti e dalle iniziative legislative, in relazione alla diffusione dei veicoli elettrici, porterà l’Unione a incrementare la sua necessità di litio per le batterie elettriche entro dieci anni del 1700%, esponendola necessariamente a nuove fragilità e nuovi scenari. A questo fine l’Unione Europea si prepara a cementare un’alleanza con i paesi membri, al fine di sviluppare le competenze e i processi industriali per poter diversificare l’utilizzo di alcune materie prime, tramite lo sviluppo di nuove tecnologie in grado di modificare le catene di approvvigionamento e ottenere così un ecosistema industriale interno, dipendente dai soli membri del UE.
I nuovi equilibri nella politica interna europea determinati dalla dipendenza di molti stati verso le politiche fiscali della banca centrale, nonché la polarizzazione delle alleanze tra Europa e Stati Uniti nei confronti di Cina e Russia, potrà nel prossimo futuro manifestare l’esigenza di un coordinamento dei paesi membri, atto a limitare la dipendenza e modificare le politiche di importazione di materie prime critiche come strumento di politica estera. Un approccio simile sarà portato avanti con il coordinamento degli interventi in Africa da parte dei singoli Paesi europei, in particolar modo Francia, Germania e Italia.
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