Chi subisce una riduzione della capacità lavorativa, può essere congedato del datore? Cosa dice la legge sulla possibilità di licenziare un invalido?
La normativa a tutela delle persone affette da disabilità prevede una serie di diritti che riguardano anche la sfera lavorativa.
Dopotutto, lo scopo della normativa è quello di favorire l’inclusione sociale della parte più fragile della popolazione. Alla luce di quanto detto sorge spontanea una domanda: un invalido può essere licenziato dal datore di lavoro?
Sebbene i lavoratori affetti da disabilità siano tutelati da un’apposita normativa, ci sono dei casi in cui il datore di lavoro può legittimamente licenziare un invalido.
La riduzione della capacità lavorativa di un dipendente legata ad una condizione di invalidità può determinare il mancato rispetto del contratto di assunzione.
Quando un lavoratore viene assunto sigla un accordo con il datore di lavoro, in cui si impegna a svolgere una specifica mansione nel rispetto degli orari prestabiliti. Contemporaneamente, il datore di lavoro si impegna a versare la retribuzione pattuita, secondo quanto previsto dai contratti collettivi.
Nel caso in cui il lavoratore subisce una riduzione della propria capacità lavorativa, per ragioni legate ad uno stato di invalidità, può accadere che egli non sia più in grado di rispettare i termini del contratto.
Ma un lavoratore che non riesce più a ricoprire l’incarico per il quale è stato assunto, a causa di una condizione d’invalidità, può essere licenziato?
Secondo quanto stabilito dalla normativa che tutela le persone affette da disabilità, il licenziamento nel caso sopra descritto è possibile. Tuttavia, affinché il licenziamento non sia impugnabile, occorre che le condizioni fisiche del lavoratore siano tali da impedirne qualsiasi tipo di mansione all’interno dell’azienda.
In sostanza, prima che lavoratore venga licenziato occorre che il datore di lavoro provi ad assegnargli un’altra occupazione in linea con le sue capacità. Dunque, è possibile che un operaio, diventato invalido, possa essere trasferito in ufficio.
In ogni caso, prima di procedere con il licenziamento il datore di lavoro di aver provato salvaguardare il posto di lavoro del dipendente invalido.
Solo nel caso in cui non sia possibile assegnare nessun’altra mansione al lavoratore, l’azienda può procedere con il licenziamento.
Secondo quanto stabilito dalla legge, per poter essere definiti invalidi occorre aver subito una menomazione fisica, intellettiva o psichica. In tutti e tre i casi è necessario che il soggetto abbia riscontrato un’incapacità permanente al lavoro, che sia pari ad almeno il 33%.
La percentuale in questione è stabilita tramite una visita eseguita dalla Commissione medico-legale dell’INPS. In occasione della visita effettuata dall’INPS, il medico incaricato esprimere tre tipi di giudizio, rispetto alla capacità lavorativa del soggetto che può essere:
Il lavoratore giudicato idoneo è in grado di svolgere le sue mansioni. In tal caso, non è necessario modificare l’attività lavorativa del dipendente.
Quando un lavoratore è giudicato parzialmente inidoneo, vuol dire che ha subito una riduzione della sua capacità lavorativa, ma non ha perso totalmente la compatibilità con le mansioni che svolge regolarmente.
Il lavoratore giudicato inidoneo assoluto ha una condizione psicofisica che non è compatibile con la mansione svolta.
Dunque, il lavoratore può essere licenziato, solo nel caso in cui le sue condizioni di salute lo rendano inidoneo a svolgere qualsiasi altra attività all’interno dell’organizzazione aziendale. Pertanto, il licenziamento di un invalido è considerato giustificato quando il soggetto ha una totale impossibilità a svolgere qualsiasi prestazione lavorativa.
Di conseguenza, se il lavoratore ha una ridotta capacità lavorativa pari al 50%, la legge prevede un ricollocamento all’interno della medesima azienda. Quindi, nel caso sopra descritto, un eventuale licenziamento non sarebbe considerato legittimo.
In ogni caso, a prescindere dalla condizione di invalidità, un lavoratore disabile può essere licenziato nei seguenti casi:
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