Trump riconferma i dazi, il Messico ne esce ancora vincitore: cosa mira a fare sul settore finanziario e perché è interessante per gli investitori
Negli ultimi anni le dinamiche del commercio globale sono state rivoluzionate da eventi come la guerra tariffaria tra Stati Uniti e Cina. La ricordiamo prontamente avviata nel 2018 dall’amministrazione Trump, all’epoca già al governo con il primo mandato.

Secondo un’analisi della Global Trade Research Initiative (GTRI), questo conflitto, che inizialmente mirava a proteggere la produzione statunitense e ridurre il deficit commerciale, ha invece rivelato vincitori inaspettati, con un focus particolare sul Messico. Questo paese, a sua volta, ha saputo sfruttare la situazione per consolidare la propria posizione. Ma cosa significa questo per i trader, per le aziende, e in generale per i mercati?
Facendo un breve salto nel passato, la strategia adottata da Trump durante il primo mandato, prevedeva l’introduzione di tariffe su acciaio, alluminio e altri prodotti cinesi. Il risultato? Un calo delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti di oltre 81 miliardi di dollari tra il 2017 e il 2023.
Tuttavia, il deficit commerciale complessivo non si è ridotto: questo perché i flussi di importazione si sono semplicemente diretti verso nuovi mercati come Messico, Vietnam, e Canada. In particolare, è proprio il Messico che ha capitalizzato questa opportunità ampliando le proprie esportazioni verso gli USA. Con il ritorno di Donald Trump, sappiamo bene fin dalla propaganda elettorale che i suoi obiettivi non erano affatto cambiati. È infatti prevista una nuova guerra tariffaria, dovuta soprattutto alle logiche protezioniste e alla riapertura di soli rapporti bilaterali per le questioni import-export. Cosa significa ciò dal punto di vista imprenditoriale?
Riforme interne: il Messico guarda al futuro perché interessa agli investitori
Se la Cina ha puntato ormai da anni all’indipendenza tecnologica, e ci è riuscita, adesso diventerà più difficile ambire al ruolo di principale fornitore di settore, perché l’obiettivo diventerà più oneroso a causa dei dazi statunitensi. Le aziende USA continueranno quindi a cercare alternative in mercati con regole commerciali meno onerose, dando meno potere e prestigio ad altri paesi che godono già l’appellativo di potenze mondiali, e che potrebbero quindi inficiare sullo sviluppo statunitense.

In questo scenario, il Messico è emerso come un partner ideale, anche grazie a costi competitivi, una rete logistica ben sviluppata e rapporti storicamente solidi con gli Stati Uniti (dal punto di vista finanziario). Parallelamente ai vantaggi commerciali derivanti dalla guerra dei dazi, il Messico sta anche attuando riforme strutturali che potrebbero trasformare il suo panorama economico. Il governo ha approvato linee guida per modernizzare il mercato azionario entro la fine dell’anno, ad esempio.
Attualmente, il volume di trading del mercato azionario messicano rappresenta solo il 6% del PIL, ma deve essere visto come un dato in forte crescita grazie alle nuove riforme. Questa crescita non solo rafforzerebbe la Borsa messicana, ma offrirebbe opportunità significative per investitori internazionali.
I mercati azionari messicani si stanno quindi preparando per una trasformazione molto ampia, che mira a potenziare gli ambienti di trading sui suoi exchange, BIVA e BMV e che potrebbe rivoluzionare i mercati a breve. Inoltre, Deloitte ha anche sottolineato che molte aziende non sono consapevoli della loro prontezza di mercato, suggerendo infatti opportunità per consulenti e istituzioni finanziarie di supportare questi potenziali entranti nel mercato.