La madre ottiene tutto: la sentenza che fa discutere sull’affidamento esclusivo

Cosa succede quando un padre chiede l’affidamento dei figli ma il passato lo condanna? La storia di Francesco e la decisione sorprendente del giudice di Milano solleva domande delicate.

A volte, la volontà di un genitore non basta, e le sentenze ci ricordano che ciò che conta davvero è il benessere dei più piccoli. Le regole ci sono, ma la realtà delle famiglie è spesso più complicata di quanto si pensi. E allora, chi decide cosa è meglio per i bambini? E su quali basi?

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Francesco non si sarebbe mai aspettato di ritrovarsi in quella situazione. La separazione da Matilde, all’inizio tranquilla, si era presto trasformata in un continuo scontro. Due figlie da proteggere, tanti silenzi, mille tensioni. Ma Francesco, nonostante tutto, si sentiva ancora un padre presente. Aveva commesso errori, sì. Alcuni pesanti. Ma voleva dimostrare di poterci essere, ogni giorno. Così, deciso, si è rivolto al suo avvocato per chiedere l’affidamento condiviso delle bambine. Pensava fosse la cosa più giusta, più naturale.

Il suo avvocato, però, non ha nascosto le difficoltà. Gli ha parlato di una recente sentenza del Tribunale di Milano, molto simile al suo caso. E in quell’aula, a quanto pare, il passato aveva avuto un peso enorme.

Quando il giudice valuta il vero interesse dei figli

Nel nostro ordinamento, l’affidamento condiviso dei figli è la regola. La legge parte dal presupposto che entrambi i genitori debbano restare coinvolti nelle decisioni che riguardano la crescita, la salute e l’educazione dei figli. Ma questa regola non è assoluta.

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Se uno dei due genitori rappresenta un rischio o è manifestamente inadeguato, si può arrivare all’affidamento esclusivo. Ed è esattamente ciò che è accaduto nella sentenza del Tribunale di Milano n. 2992/2023.

Anche lì, il padre chiedeva il coinvolgimento, ma il giudice ha sottolineato le sue gravi difficoltà: dipendenza da sostanze, mancato mantenimento economico, incapacità di assumersi responsabilità concrete. Il comportamento dell’uomo non solo aumentava la conflittualità con l’ex compagna, ma soprattutto metteva a rischio la serenità delle figlie. Per questo è stato deciso un affidamento super-esclusivo alla madre, che ora può prendere da sola tutte le decisioni importanti. Una scelta dura, certo, ma necessaria. Perché non basta dire “sono il padre” per essere davvero presenti nella vita dei propri figli.

Affidamento e responsabilità: due facce della stessa medaglia

Francesco ascoltava in silenzio. Quella sentenza gli sembrava una fotografia della sua vita, con ombre che conosceva bene. Capì che chiedere l’affidamento dei figli significava molto più che avere un diritto. Era un dovere, una responsabilità profonda. E quella responsabilità, per ora, forse non era ancora pronto a prendersela davvero.

La legge non chiude mai del tutto le porte. Se un genitore intraprende un percorso serio di cambiamento, se dimostra con i fatti di essere pronto, allora si può riaprire tutto. Ma fino ad allora, il giudice tutela prima di tutto i bambini. E forse è proprio da lì che bisogna ripartire: dal loro diritto ad avere accanto qualcuno che davvero li protegga.

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