Un aumento per settori specifici della pubblica amministrazione: ribilanciare gli stipendi per cancellare il trend di licenziamenti
Gli stipendi dei dipendenti pubblici continuano a essere al centro del dibattito politico ed economico italiano. Dopo anni di attese, promesse e aumenti spesso al di sotto delle aspettative, finalmente inizia a concretizzarsi la possibilità di rialzi più cospicui, che possano rispettare i fabbisogni di cittadini costretti a resistere a un caro vita restrittivo.

Un tempo il famoso ‘posto fisso’ aveva un senso: le persone credevano nei concorsi pubblici perché lo Stato garantiva contratti indeterminati di un certo livello, si poteva vivere tranquillamente, si rinunciava a una vita di imprenditoria ma si otteneva uno stipendio innegabilmente alto.
Il problema tutto italiano sta nel fatto che l’economia è cambiata, sono cambiati i prezzi di mercato e le sue logiche, ma ciò che è rimasta statica è la busta paga. Come fa a soddisfare il cittadino una busta paga uguale a quelle erogate 40 anni fa? In un periodo in cui il costo della vita continua a salire e l’inflazione pesa sulle famiglie, garantire stipendi adeguati diventa una priorità. Non si tratta solo di un atto dovuto, ma di una scelta necessaria per mantenere equilibrio tra vita privata e lavoro nel settore pubblico. E qualcosa adesso sembra muoversi.
Aumento degli stipendi per gli impiegati statali: chi ne beneficerà
Il rinnovo del contratto per i dipendenti pubblici prevede aumenti che varieranno a seconda della categoria e dell’anzianità di servizio. Nello specifico, gli aumenti salariali riguarderanno i dipendenti della pubblica amministrazione nei Comuni, le categorie che, dati alla mano, sono le più sofferenti e con i contratti più sfavorevoli.

L’obiettivo di questi adeguamenti di cui si parla non è solo garantire salari più equi, ma anche rendere la Pubblica Amministrazione più competitiva rispetto al settore privato per cercare di fermare questo trend di licenziamenti in continua crescita. Negli ultimi anni, infatti, molti giovani laureati e professionisti hanno evitato concorsi pubblici a causa di retribuzioni considerate poco allettanti rispetto a quelle offerte dal mercato del lavoro privato, e coloro che ci lavorano hanno deciso di guardare altrove, presentando licenziamento.
Considerando che vincere un concorso pubblico nella maggior parte dei casi significa anche allontanarsi di casa, lo stipendio dovrebbe garantire la possibilità di vivere bene comprendendo le spese per l’affitto, le bollette e in generale la fatica psicologica di emigrare per lavoro. Un tempo valeva la pena, ad oggi no.
Il dibattito aperto sugli aumenti degli stipendi pubblici: a che punto è l’emendamento
Il dibattito è ancora aperto, ma una cosa è certa: la fuga dai municipi vede un trend in crescita a partire dal 2023: un 45,5% in più rispetto al 2017. A lanciare l’allarme è stata la presentazione del rapporto 2025 di Ifel, l’Istituto per la finanza e l’economia locale presieduto dal sindaco di Novara Alessandro Canelli.

È lo stesso Canelli a confermare a diverse testate online la gravità della situazione evidenziata dai numeri e vissuta direttamente nei municipi, specie quelli di piccole e medie dimensioni. Secondo il sindaco, a parità di livelli e funzioni, i dipendenti comunali hanno stipendi molto inferiori rispetto a quelli facenti parte di altre amministrazioni pubbliche.
L’allarme è stato condiviso e rilanciato anche dai sindacati. La questione, così, è arrivata in Parlamento, e tra gli 863 emendamenti al decreto legge sulla Pubblica Amministrazione ce n’è uno che trova d’accordo tutti e parla del trattamento economico accessorio con cui si potrebbe eliminare il divario tra i dipendenti degli enti locali e quelli delle altre amministrazioni pubbliche. L’emendamento ha superato il vaglio di ammissibilità, un passo significativo che adesso attende l’applicazione dal punto di vista pratico.