Il CAF risponde: lavorare in nero con il sussidio dell’Assegno di Inclusione è davvero un reato?

Può bastare una mano dallo Stato quando le spese superano ogni previsione? Due padri di famiglia affrontano una scelta rischiosa che potrebbe costare cara.

Una storia che non giudica, ma fa riflettere. Quando arriva un aiuto come l’Assegno di inclusione, a volte non basta. Ma cosa succede se si cerca una via alternativa, anche se sbagliata? La risposta del CAF non lascia spazio ai dubbi.

Funzionario del CAF
Il CAF risponde: lavorare in nero con il sussidio dell’Assegno di Inclusione è davvero un reato?-trading.it

Nicola ha 46 anni, due figli e una moglie che si arrangia con lavoretti saltuari. Giancarlo ne ha 51 e vive con la compagna e il figlio adolescente. Entrambi ricevono l’Assegno di inclusione, un aiuto pensato per garantire l’essenziale. Ma tra affitto, bollette, libri scolastici e spesa, quei soldi non bastano. Così, quando capita l’occasione, accettano piccoli lavori in nero. Nicola dà una mano in cantiere, Giancarlo trasporta mobili. Non per arricchirsi, ma per sopravvivere.

Un giorno, però, i dubbi li portano al CAF. Non sanno se stanno sbagliando, ma vogliono capire. La risposta è netta e sorprendente. La legge parla chiaro: anche poche ore di lavoro non dichiarato possono diventare un problema serio. E in certi casi, anche chi agisce in buona fede rischia grosso.

Lavorare in nero mentre si riceve l’Assegno: cosa prevede la legge

L’Assegno di inclusione è pensato per chi vive un disagio economico concreto. Ma non è incompatibile con ogni tipo di lavoro. Se l’attività è saltuaria, modesta e regolarmente dichiarata, si può continuare a ricevere il beneficio. La soglia di reddito, per la maggior parte dei nuclei familiari, è intorno ai 6.500 euro annui. Se il reddito resta sotto quel limite, e viene comunicato, l’assegno può essere mantenuto.

Persona che analizza dei dati
Lavorare in nero mentre si riceve l’Assegno: cosa prevede la legge-trading.it

Ma il lavoro in nero è un’altra cosa. Quando non si dichiara un’entrata, anche minima, si viola la legge. Il Decreto Lavoro 2023 stabilisce che chi omette queste informazioni rischia la reclusione da uno a sei anni. Non si tratta solo della revoca dell’assegno, ma anche di dover restituire le somme ricevute. Il CAF lo spiega chiaramente: la tolleranza è zero. Anche se si lavora poche ore, anche se lo si fa per necessità.

Ci sono però strade legali. Esistono forme di lavoro occasionale che si possono dichiarare, come i voucher. Alcuni Comuni attivano progetti socialmente utili in cambio del sostegno. E i centri per l’impiego offrono percorsi personalizzati. Il CAF consiglia sempre di segnalare ogni tipo di reddito, anche minimo. La trasparenza è l’unico modo per non finire nei guai.

Nicola e Giancarlo escono dal CAF con la consapevolezza che lavorare in nero mentre si riceve l’Assegno di inclusione non è solo una scorciatoia per tirare avanti. È una scelta che può costare cara. Ma è anche un segnale che il problema è più grande delle regole: forse, chi ha bisogno non dovrebbe essere costretto a scegliere tra il rispetto della legge e il piatto in tavola.

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