I dazi erano già stati imposti in passato, ecco cosa ci può insegnare la storia

Mai come adesso la conoscenza della storia è stata importante, perché è vero, i dazi erano già stati imposti in passato. Spieghiamo come, quando e quali sono state le principali conseguenze.

Breve excursus storico per capire cosa sta accadendo negli Stati Uniti d’America, e quale potrebbe essere, secondo una propria analisi, l’impatto sul proprio orizzonte economico. Minacce di imposizioni, sospensioni e richieste nei confronti dei Paesi che li subiranno, è sconvolgente, ma si conferma che non è una novità. Dal Tariff Act del 1789 al Giovedì nero del ’29, fino alla “guerra dei polli”, i modellini X-Men, e l’intervento del capitalismo orientale. Da questi episodi si può far mente locale sulla realtà odierna.

valute dollaro, yen, euro e bandiera degli Stati Uniti d'America
I dazi erano già stati imposti in passato, ecco cosa ci può insegnare la storia- Trading.it

Da settimane non si parla d’altro, di come Donald Trump voglia imporre questi dazi, incendiando gli animi di un equilibrio geopolitico mondiale già abbastanza precario. Tra le tensioni in Ucraina e in Palestina, ci mancava solo un colpo d’ascia che mozza le gambe degli Stati che in questo momento, stanno vivendo gravi difficoltà economico-sociali a causa di depressione, inflazione e stagnazione. Ma è la storia che si ripete. Seppur ciò sia avvenuto in modalità differenti, è un déjà vu.

Il 1789 è una data importante, perché fa entrare ufficialmente l’Europa nell’epoca dei diritti e della salvaguardia dei principi illuministi sanciti nella Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino, che per quanto maschilista, segnava un piccolo passo verso la società per come la intendiamo noi oggi. Proprio in questa data il Congresso statunitense dopo l’indipendenza, proclamò il Tariff Act. Dazi su tutti i prodotti importati, e questo era considerato normale, dato che era la principale entrata del Governo Federale.

Ma è stato poi nel corso dell’Ottocento che si è affermato il Lasseiz Faire. Cioè l’impronta di “libero mercato” che ha contraddistinto la mentalità statunitense. Condizione che si è consolidata anche nel Novecento, poiché nel 1913 con l’introduzione della tassa sul reddito, nessuno ha più pensato ai dazi come qualcosa di necessario.

L’apertura doganale si interrompe nel ’29  con la crisi economica del Giovedì nero. Nel 1930 il presidente di stampo repubblicano Hoover approvò lo Smoot-Hawley Act: dazi generalizzati. Prima solo sui prodotti agricoli, poi anche su quelli industriali. Stabiliti al 20% su tutti i prodotti importati dall’Estero. L’Europa non reagì benissimo, perché le relazioni commerciali con il partner statunitense vennero sempre meno, e lo stesso Canada seguì la strada degli States imponendo dazi su 16 prodotti circa.

Tutto questo peggiorò la crisi economica, entrata nella storia come la “Grande Depressione”, le banche europee collassarono, e con esse anche il consenso verso Hoover. Vi subentrò il democratico Roosevelt, con la visione di un’economia che si fa sempre più politica, e fu firmatario del trattato per il libero scambio con 19 Paesi.

Quali furono le conseguenze?

Cosa successe quando i dazi erano già stati imposti? Conseguenze storiche

Dalla prima analisi risulta evidente che l’imposizione dei dazi non aveva dato ottimi frutti. Il mondo si stava globalizzando in senso moderno, quindi la restrizione è stata degenerativa nel contesto del tempo, una visione totalmente anacronistica. Così, gli States hanno solo potuto aprire il mercato. Ma nessuno avrebbe mai immaginato cosa sarebbe potuto succedere in seguito.

banconote di dollari e scritta dazi
Cosa successe quando i dazi erano già stati imposti? Conseguenze storiche- Trading.it

Non mancarono eccezioni di imposizione di dazi, ma questi dovevano essere dimenticati, almeno per un po’. Peccato che durante la seconda guerra mondiale, questi s’imposero proprio nell’allevamento e consumo di pollame. L’obietto era far fronte alla carenza di carni rosse. La produzione aumentò, e i prezzi scesero, e si cercarono nuovi rapporti commerciali all’Estero. Anche la CEE, antenata dell’Unione Europea, li impose nel 1963.

Seguì la mossa di Lyndon Johnson che li impose anche su prodotti come la destrina, componente chimico per realizzare la carta, il brandy e la fecola di patate. Nel frattempo, le esportazioni di pollame erano diminuite del 30%. Novità, imposizione di dazi anche sui furgoni, dato che non ne esistevano sulle auto per passeggeri, e le aziende dovevano trovare un modo per porli.

Il caso più sconvolgente fu quello dei dazi sulle action-figures, i modellini degli X-Men prodotti in Asia. Questi dovevano essere considerati come giocattoli, dato che non figuravano umani. Così, riconosciuto questo status, le tasse diminuirono. Quindi, cosa si evince? Che sui dazi si fa un gioco d’interessi puramente economici che vanno al di là di qualsiasi logica e ragione.

Non significa quindi che quando son imposti su un prodotto e non su un altro, sia giusto a prescindere, ma che molto probabilmente la decisione è frutto di strategie mirate. I dazi su questi oggetti, seppur giocattoli e ridotti, sono attivi e sono a circa il 6,8%.

Ma si è fatto cenno all’oriente, come ha risposto? Benissimo, perché oggi è ancora più potente, ma ecco come ha fatto.

Come rispose il Sol Levante? Il capitalismo orientale mette mani nell’economia mondiale

Si è sempre pronti a parlare di occidente, dimenticando che il Giappone è stato, ed è tutt’ora, numero uno nell’economia capitalista. Perché è stato capace di accogliere gli elementi più proficui del capitalismo occidentale, adattandoli alla cultura e alla mentalità orientale. Ha attuato una personalizzazione dell’economia, diventando potente sotto ogni aspetto. Come si è comportato allora sui dazi?

tablet con grafici e matita e bandiera giapponese
Come rispose il Sol Levante? Il capitalismo orientale mette mani nell’economia mondiale- Trading.it

Nell’87 in Giappone ci furono dazi generalizzati al 100%, una sorta di ritorsione. Ciò avvenne per il mancato rispetto da parte dei giapponesi, di un accordo sui semiconduttori, che per niente piacque agli States. Ancora qui si conferma una grande concezione sui dazi: sono mezzi di guerra commerciale che non scoppiano nei cieli, ma fanno il boom nei mercati.

Gli obiettivi erano due. Riequilibrare la bilancia commerciale, dato che gli Stati Uniti importavano tante merci dal Giappone, rispetto alle esportazioni. Combattere il nuovo nemico: l’industria automobilistica giapponese era diventata fortissima, proprio per lo sviluppo del capitalismo orientale pocanzi citato.

Così, il Giappone non impose dazi per non prorogare ulteriori conflitti. Il mondo era saturo. Ma questa scelta comportò la durissima crisi degli anni Novanta, da cui poi si riprese nel migliore dei modi. Mentre, andò bene per breve periodo agli americani, per poi sprofondare con un disavanzo di 72 miliardi di dollari.

Insomma, da questo breve accenno a eventi storici di spicco, si evidenzia come i dazi sono sempre stati un rischio. In alcuni casi è andata bene, anche se per breve periodo. In altri, sono stati un fallimento. Ad oggi, si può pensare al mercato con una visione restrittiva, o meglio dire, “protettiva” dei propri interessi?

Trump è un conservatore, prende le sue mosse da radici passate, ma sul futuro, dobbiamo attendere le principali conseguenze su un medio periodo.

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