Un rialzo di 75 punti base a giugno del tasso di interesse Usa, a cui seguirà probabilmente un altro delle stesse dimensioni atteso, in questi giorni di luglio.
La domanda che si pongono gli investitori e quale sarà l’effetto aggregato delle manovre. Il tutto considerando che un deciso rallentamento sta avvenendo in maniera meno controllata anche in Ue.
Già il rialzo del cambio effettivo del dollaro a giugno corrisponde per gli Stati Uniti a un rialzo dei tassi di circa 20 punti base. Il mercato non è statico e presenta aspetti che incidono sulle aspettative di crescita future.
È ciò che prende in considerazione anche il Fondo monetario che traccia uno scenario dominato da incertezza, tagliando le stime di crescita di Stati Uniti, Cina ed Eurozona. In Europa le stime per l’Italia sono migliori di quanto atteso ad aprile; la stima di crescita per il 2022 passa dal 2,3 al 3% ma scende nel 2023 allo 0,7% rispetto 1,7 precedente.
Il nostro Paese deve fare i conti con il rallentamento generale dell’economia europea e in particolare di quei paesi come Spagna Francia e Germania colpite dal taglio delle forniture di gas. I volumi si sono ridotti e i ministri dell’Energia dell’Ue hanno raggiunto l’accordo sul piano di emergenza per il taglio dei consumi di gas. I volumi di gas forniti dalla Russia scenderanno ulteriormente a 33 milioni di metri cubi al giorno, un taglio del 50% rispetto ai circa 60 milioni di metri cubi attuali.
Per quanto riguarda la crescita globale il Fmi prevede una diminuzione al 3,2% per poi attestarsi al 2,9% nel 2023. A pesare sulle stime globali le economie di Stati Uniti e Cina; la prima si contrarrà fino all’1% nel 2023 mentre il Pil cinese rallenterà quest’anno di 1,1 punti percentuali e arriverà nel 2023 a 3,3% segnando, esclusa la pandemia, al livello di crescita più lento di oltre quattro decenni.
È così che da aprile le prospettive sono decisamente peggiorate con probabilità di recessione acuite dai prezzi di cibo ed energia. Sull’inflazione e la corsa dei prezzi il Fondo Monetario rivede a rialzo le sue stime; l‘inflazione aumenterà di quasi un punto percentuale, raggiungendo il 6,6% nelle economie avanzate e il 9,5% in quelle emergenti e in via di sviluppo.
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