L’inquadramento giuridico degli asset digitali e delle criptovalute procede manifestando sempre più la consapevolezza da parte delle istituzioni della loro imminente diffusione.
A rendere lenta la loro regolamentazione l’estrema varietà di forme in cui si manifestano gli asset digitali nonché la possibilità di utilizzarle senza coinvolgere terze parti.
Al cuore del funzionamento di ogni criptovaluta esiste una rete di computer indipendenti, ma interconnessi tramite internet, che garantiscono per mezzo della loro potenza di calcolo l’esecuzione del processo crittografico.
Gli ordinamenti nazionali e sovranazionali tentano di regolamentare le criptovalute cercando di determinare alcuni principi cardine validi universalmente. La maggioranza delle istituzioni ritiene ormai che questi asset possano contribuire all’economia in modo legittimo. Le criptovalute come tutte le innovazioni sono una risorsa che può rendere più efficienti i servizi finanziari, per questo è necessario però impedire che vengano utilizzate a scopi illeciti. Riciclaggio, finanziamento a terrorismo e mafie nonché tutti gli usi che possono destabilizzare l’uso della valuta a corso legale.
Anche per questo in attesa di una regolamentazione a livello Comunitario l’Italia procede con l’istituzione del registro per gli asset virtuali. Il censimento iniziato da marzo è una vera e propria anagrafe degli operatori sulle criptovalute, che allinea le regole domestiche antiriciclaggio alle indicazioni europee. Chi presta questo genere di servizi finanziari è obbligato a una adeguata verifica della clientela. Essi, inoltre, devono segnalare le operazioni sospette di riciclaggio alla Banca d’Italia.
Per quanto riguarda l’Unione Europea questa sta cercando di inquadrare le criptovalute ai fini Iva. In particolare viene definito e regolato ciò che è una “cripto attività” considerando una criptovalute “una rappresentazione digitale di valore o di diritti che possono essere trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la blockchain o una tecnologia analoga”.
Gli asset relativi alle criptovalute possono essere suddivisi in tre principali categorie:
Tutto ciò si innesta in una tendenza generale a favore della presenza di valori totalmente digitali. Questi sono in grado di sostituire e rappresentare in un prossimo futuro anche le valute ufficiali. Dalla metà di marzo 2021, la Federal Reserve si è unita alle banche centrali del resto del mondo nel tentativo di sviluppare il proprio dollaro digitale. In questo modo sarà possibile fare a meno dei contanti velocizzare, tenere traccia e rendere molto più economiche tutte le transazioni.
La detenzione, l’utilizzo e lo scambio di criptovalute presuppone l’utilizzo di un portafoglio digitale chiamato semplicemente wallet. Ne esistono di diversi tipi che si differenziano nell’utilizzo o meno di supporti fisici e dell’uso necessario di una custodia online. Anche in questo caso l’UE cerca di disciplinare le operazioni che avvengono tra questi sistemi, ritenendo il servizio di scambio, tra criptovalute o tra criptovalute e valute legali, costituisca una prestazione di servizi rilevante e passibile di imposizione fiscale.
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