Prosegue il trend short sulle criptovalute; con un nuovo minimo di prezzo Bitcoin è crollato sotto i 24.000 dollari raggiungendo il prezzo più basso dalla fine del 2020.
Solo nella giornata di ieri sono stati persi più di 200 miliardi di capitalizzazione.
Quello avvenuto in questi giorni è l’ultimo di una serie di crolli che hanno minato e invertito il sentiment rialzista sul Bitcoin e di conseguenze sull’intero mercato correlato alla prima delle criptovalute. Ieri diverse altre criptovalute tra le prime dieci per capitalizzazione hanno subito in modo più incisivo la volatilità.
A causa delle incertezze macroeconomiche e in correlazione con il settore azionario Usa Ethereum, Cardano, Solana e Dogecoin hanno subito variazioni negative tra il 15 e il 25% nell’ultima giornata di trading. Il Bitcoin ha ceduto il 17,47% e scambia ora intorno ai 23 mila dollari, al livello più basso da dicembre 2020. Ethereum ha perso il 20,31% avvicinandosi a quota 1.000 dollari.
Coloro che hanno deciso di liquidare i loro investimenti oltre il danno dovuto alla perdita di una parte dell’investimento hanno scoperto di non essere più in grado di ritirare i loro fondi. Ieri a causa delle condizioni di mercato estreme, la piattaforma exchange Celsius ha mettendo in pausa tutti i prelievi, gli swap e i trasferimenti tra conti.
Questo ha scatenato il panico per diverse ore; qualcosa di simile è accaduto anche su Binance che per un problema tecnico ha impedito i prelievi fino a tarda sera. Il token è stato coinvolto in pesanti sell off con una perdita di quasi il 17%; segue Coinbase che quotata sul Nasdaq perde intorno al 11% del valore.
Numeri che sembrano potere giustificare l’avversione al rischio e il sospetto verso questo tipo di asset. Nonostante rimanga tra i più volatili le condizioni di mercato hanno colpito in modo molto simile anche l’azionario “tradizionale”. Proprio per questo finché non assisteremo a cambiamenti concreti e positivi nelle variabili macroeconomiche di Stati Uniti ed Ue, il sentiment prevalente continuerà a essere quello ribassista.
La prima criptovaluta al mondo rimane quindi sotto quota 30.000 dollari, rappresentativo dell’ultimo livello in ordine temporale in cui gli investitori sono intervenuti con grandi volumi in acquisto. La maturità raggiunta da questo asset pretende ora un ambiente economico in cui il suo valore d’uso possa confermarsi tra i consumatori.
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