Fronteggiare le trattenute in busta paga è un’arte che si impara con il tempo, ma al momento c’è una certa fretta: contro il taglio si può vincere, ma in modo specifico!
Lavorare in un’azienda per anni e ritrovarsi delle trattenute poco familiari in un busta paga non è un incubo, ma una situazione sempre più diffusa. Quali sono? Soprattutto perché sussistono? Aspetti fiscali poco comprensibili a primo impatto hanno in realtà una ragion d’essere ben definita. È il TUIR, cioè il Testo Unico delle Imposte sui Redditi a rendere manifesti gli aspetti meno comprensibili. Interpretarli nel modo giusto è il passo successivo.
A dover essere chiarito per primo è il principio di omnicomprensività sancito ed approvato nel Decreto del Presidente della Repubblica del 22 dicembre 1986 numero 917, all’articolo 51. È proprio questo a determinare le trattenute in busta paga, le quali sono presentate in maniera specifica, ma per cui è bene sapere fin da principio che si può risolvere in maniera positiva per i cittadini.
Quindi, è possibile ridurre il loro impatto, in primis conoscendo a fondo cosa deve avere per legge una busta paga. Dati anagrafici del dipendente, periodo di riferimento, gli elementi della retribuzione, cioè le parti conferite sia in denaro che in natura, e ancora le trattenute a carico del dipendente.
Questo è riscontrabile secondo quanto riportato nel LUL, cioè il Libro Unico del Lavoro. Data la complessità, può esser richiesto aiuto sia all’ufficio personale nel settore in cui si è impiegati, che allo stesso datore di lavoro.
Come ridurre le trattenute? È in quanto riportato nell’articolo sopramenzionato che ci sono le risposte più efficaci.
L’art. 51 afferma che le somme, a qualunque titolo percepite nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto, possono essere soggette a tassazioni. Sul reddito del lavoratore dipendente c’è l’IRPEF, in vista dell’ammontare delle somme imponibili, con aliquote percentuali diverse in base alla parte di reddito interessata. Seguono poi le Addizionali Regionali e Comunali, e i contributi previdenziali a carico del lavoratore, IVS. Si possono tagliare? Sì, ma in modo specifico.
Seppur quest’ultima non figuri in ambito fiscale ma solo per le parti nette del calcolo, comunque è una trattenuta che ha il suo peso. Infatti, ha il valore di 9.19% dello stipendio lordo. Quindi, ricapitolando tutte le tassazioni in gioco. Con l’IRPEF c’è un’imposta che varia in 3 scaglioni. Da un reddito che può andare da 28 mila euro, 50 mila euro, e oltre, le percentuali sono rispettivamente: 23%, 35% e 43%. Si rilevano nella parte inferiore della busta paga.
Le Addizionali regionali sono trattenute presenti nel periodo che va da gennaio a novembre, le seconde hanno un calendario preciso. C’è il saldo dell’anno precedente e l’acconto di quello corrente da marzo a novembre. Entrambe si calcolano sul reddito totale ai fini IRPEF del contribuente, e le imposte sono stabilite anno per anno dal Comune e dalla Regione di residenza del soggetto lavoratore.
Gli IVS sono generalmente pari al 33% con modulazione di 23,81% per il datore di lavoro e 9,19% per il dipendente. In poche parole, quello che trattiene il capo lo versa all’INPS.
Come diminuire? L’ex Bonus Renzi, cioè il Trattamento integrativo, è un’ottima strategia. Ci si basa su una somma netta non maggiore a 1.200,00 euro all’anno. Poi ci sono le detrazioni per redditi di lavoro dipendente e assimilati e quelle per familiari a carico come il coniuge con figli oltre i 21 anni. Per fare ciò serve compilare il Modello D23.
Segue poi la mossa per il Taglio del cuneo fiscale anche noto come “esonero contributivo”, il quale falcia di 6/7 punti percentuali il contributo IVS del sopracitato 9,19%, ridandolo in busta paga al dipendente.
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