Quando si parla di buoni postali, si fa riferimenti a quelli cartacei e dematerializzati: ma quali alcuni aspetti da sapere e la differenza non nota a tutti
Sono strumenti noti, amati e diffusi, i buoni fruttiferi postali, i quali possono essere cartacei oppure dematerializzati: ecco a seguire alcuni aspetti ed il punto su una differenza nel dettaglio.
Emessi da CDP, i buoni postali vengono collocati sul mercato da Poste Italiane. Si tratta di prodotti di risparmio. E di investimento. Amati e diffusi in Italia. Come ben noto, vi è la garanzia degli stessi da parte dello Stato Italiano, e non risultano avere dei costi. Sia per quanto concerne la sottoscrizione. Che in merito al rimborso, eccezion fatta per gli oneri fiscali.
Ancora, tali strumenti risultano avere la tassazione agevolata del 12,50 per cento. Per quanto attiene gli interessi.
Come i più attenti sapranno, se ne possono scegliere tra due tipi, ovvero la forma cartacea e quella dematarializzata.
Tanti gli aspetti interessanti e degni di attenzione quando si parla di buono postale, ad esempio come fare per scoprire il rendimento dei relativi interessi in pochi passaggi. Oppure, ancora, come fare per sapere se si hanno dei buoni intestati o cointestati.
Tornado al tema in oggetto, approfondito da Investireoggi.it, quando si fa cenno ai buoni cartacei, ci si riferisce ad un titolo cartaceo ricevuto da colui che lo sottoscrive, che andrà presentato per ricevere il rimborso, tanto anticipato quanto a scadenza. Dovrà quindi prestare attenzione a conservarlo e custodirlo.
L’altro, tipo, dematarializzato, riguarda la scritto contabile fatta sul conto di regolamento, il quale può essere ad esempio il c/c BancoPosta, oppure il libretto di risparmio: qui come funziona quest’ultimo dematerializzato, i vantaggi.
Qualora si optasse per tale opzione, il titolo dovrà avere la medesima intestazione. Circa il conto di regolamento. Si legge che la differenza tra i due tipi riguarda il rimborso. Per i dematerializzati, i rimborsi avvengono direttamente sul conto di regolamento. Che dunque non può essere estinto. In presenza di un buono in essere. Con tale tipologia non si rischia la prescrizione, dunque.
Per quanto concerne i titolari dei buoni cartacei, per evitare la prescrizione occorre che vi si rechi alle Poste entro un determinato tempo dalla scadenza di quest’ultimo. Ovvero dieci anni, si legge. Qualora ciò non avvenisse, non si potrebbe riscuotere la cifra che che si è investita. così come gli interessi. Successivamente ai dieci anni dalla scadenza, qualora non riscossi gli importi, per quelli emessi dal quattordici aprile 2021, si prescrive. In favore del fondo istituto presso il MEF.
Ciò però non succede, nel caso di quelli dematerializzati, dal momento che alla fine degli anni in questione, il rimborso avviene in via automatica sul conto di regolamento. Questi, alcuni dettagli. Ad ogni modo è opportuno informarsi ed approfondire temi ed elementi, per chiarire eventuali dubbi e saperne di più, mediante confronti con esperti del campo e rivolgendosi alle Poste.
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