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Borsa e Mercati

Borse in confusione: apertura positiva su notizie pessime, Trump volatility sempre più dannosa e una bomba pronta ad esplodere

Apertura in positivo per le borse europee di oggi, ma humor nero per il contesto geopolitico: come interpretare le variabili 

Le Borse europee oggi aprono con indici in positivo, nonostante il clima incerto che ha pesato su Wall Street. La seduta del 25 febbraio si è chiusa in calo per la quarta volta consecutiva, complice il peggioramento della fiducia dei consumatori statunitensi.

Borse in confusione: apertura positiva su notizie pessime, Trump volatility sempre più dannosa ed una bomba pronta ad esplodere -trading.it

Si ha paura di un possibile rallentamento dell’economia USA e i dazi voluti dalla Presidenza Trump avranno risvolti anche sul mercato interno del suo Paese, non solo sugli import penalizzati.

Questi sono i dati di apertura sugli indici delle borse europee di oggi 26 febbraio 2025: 

  • FTSE MIB (Milano):+0,29%
  • DAX (Francoforte): +0,72%
  • CAC 40 (Parigi):+0,65%
  • FTSE 100 (Londra):+0,64%

A peggiorare il quadro ci ha pensato l’ultima mossa di Trump, che ha deciso di minacciare nuovi dazi sulle importazioni di rame, ordinando al Dipartimento del Commercio di valutare misure protezionistiche su tutte le forme esistenti di questo metallo. Inoltre, l’amministrazione americana ha ribadito l’intenzione di applicare tariffe del 25% su Canada e Messico entro l’inizio di marzo.

Un doppio colpo per i mercati di oggi. Da una parte il problema legato al rame, dall’altra si attendono i risultati trimestrali di Nvidia. Il colosso dei semiconduttori che fino ad oggi aveva avuto un’espansione scioccante, ha subito ben tre sedute consecutive in calo, anche a causa della crescente prudenza degli investitori nei confronti dell’intelligenza artificiale, soprattutto dopo che gli analisti hanno presentato tutti i rischi di uno scenario perfetto che continua a gridare bolla speculativa.

L’entrata in gioco di DeepSeek ha messo ancora più in allerta chi investe nel settore: è tutto in divenire e i nuovi progetti potrebbero avere la meglio anche su aziende affermate.

Tensioni tra Cina e Taiwan: l’industria dei chip al centro dello scontro

Nel settore tecnologico, sale ancora la tensione tra Cina e Taiwan: Pechino accusa Taipei di voler “regalare” l’industria dei semiconduttori agli Stati Uniti per rafforzare i rapporti con Washington. Secondo la stampa statunitense, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), il principale produttore mondiale di chip a contratto e fornitore chiave di aziende come Apple e Nvidia, starebbe trattando una partecipazione in Intel. Ma facciamo un passo indietro: perché Taiwan è un paese chiave nello scontro Cina – USA?

Tensioni tra Cina e Taiwan: l’industria dei chip al centro dello scontro -trading.it

Secondo un rapporto del National security bureau (la principale agenzia di intelligence di Taiwan), l’anno scorso alcuni cittadini di Taiwan furono accusati di spionaggio per conto della Cina: secondo Aliseo, la testata italiana specializzata sugli esteri, le accuse aumentarono di circa un terzo rispetto agli anni precedenti. 64 il numero degli indagati. A interessare alla Cina sembrerebbero essere i sistemi difensivi e le armi a disposizione di Taipei, nel caso di una pianificazione di invasione dell’Isola.

Coltivare la sfiducia in modo da rendere vulnerabile i cittadini, anche questa una tecnica Sun Tzu: di vincere senza combattere. La Cina vuole usare strategicamente Taiwan, ma il paese è anche di interesse USA. Ciò sembrerebbe accrescere le tensioni tra le due macro potenze.

Tutte queste dinamiche, però, sembrano essere messe da parte dagli investitori per via della schizofrenia degli equilibri geopolitici e delle dichiarazioni di politica economica delle superpotenze. È proprio in questo contesto di caos – tra il doppio shock del rame e dei chip, le minacce di dazi e un’economia che manda segnali contrastanti – che la Borsa continua ad aprire in positivo. Ma perché?

Semplice: il mercato è totalmente disorientato e si muove per inerzia, seguendo rimbalzi tecnici. Il rialzo di oggi non è legato a un’inversione di trend o a un miglioramento del quadro macro, ma a ritracciamenti dettati da indicatori tecnici come medie mobili, forza relativa e livelli di supporto e resistenza.

In un contesto in cui le notizie economiche sono sempre più contraddittorie – un giorno si teme la recessione, il giorno dopo la Fed viene vista più morbida, poi arrivano i dati sui consumi che ribaltano tutto – la Borsa non segue più la logica delle informazioni, ma solo quella degli algoritmi e dei pattern grafici.

È una borsa che non “ragiona”, ma risponde in automatico a segnali tecnici, rendendo i movimenti sempre più scollegati dai fondamentali economici. Ciò ovviamente è una risposta di difesa da parte degli investitori, ma purtroppo i dissesti geopolitici influenzeranno ancora i titoli nelle prossime settimane: rimanere aggiornati è l’unica soluzione plausibile.

Vediamo quindi di sintetizzare ciò che sta accadendo dal punto di vista politico – commerciale. Due fronti stanno attirando l’attenzione degli investitori: il braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina sui semiconduttori di Taiwan e i nuovi dazi sul rame annunciati dall’amministrazione Trump. Sebbene queste vicende siano ormai note, ci sono dettagli che potrebbero sfuggire anche agli occhi più attenti.

10 considerazioni sullo scontro di Taiwan

Ecco dieci considerazioni cruciali per chi vuole navigare con successo questo scenario:

10 considerazioni sullo scontro di Taiwan -trading.it

1. Taiwan è il cuore dell’innovazione tecnologica globale

TSMC produce oltre il 90% dei microchip avanzati mondiali, un dato che rende Taiwan l’epicentro della tecnologia moderna. Se domani la produzione taiwanese si fermasse per qualsiasi motivo (guerra, embargo, sanzioni), aziende come Apple, Nvidia e AMD subirebbero un colpo durissimo. Per il trader, questo significa che ogni minimo segnale di instabilità a Taipei può anticipare violenti movimenti in borsa.

2. I dazi USA sui semiconduttori potrebbero ritorcersi contro l’America

L’idea di tassare i chip taiwanesi con dazi fino al 100% è una mossa che potrebbe costringere TSMC a spostare la produzione negli USA, ma avrebbe conseguenze imprevedibili. Taiwan potrebbe anche avvicinarsi alla Cina per protezione, mentre il prezzo finale dei prodotti elettronici statunitensi esploderebbe, causando inflazione e problemi alla catena di approvvigionamento. Capire quali siano le aziende più esposte è importante. Anche per queste tensioni, probabilmente gli investitori stanno promettendo meno su Nvidia.

3. Gli USA non possono permettersi di perdere TSMC

Il 92% dei chip avanzati utilizzati negli Stati Uniti proviene da Taiwan. Anche se gli USA stanno investendo miliardi per ridurre la dipendenza (Intel, Arizona), nel breve termine un embargo o una crisi su TSMC farebbe crollare l’intero settore tecnologico USA. Per un investitore, questo significa una cosa sola: monitorare le mosse del governo USA, perché potrebbero decidere di incentivare pesantemente la produzione locale con sussidi e agevolazioni fiscali.

4. La Cina sta accelerando per l’indipendenza tecnologica

Nonostante le sanzioni, Pechino sta investendo cifre astronomiche per diventare autosufficiente nei semiconduttori entro 10 anni. Taiwan potrebbe perdere il suo monopolio. Per i trader, questo è un chiaro segnale: nel lungo periodo, investire nelle tech cinesi potrebbe rivelarsi vincente.

5. Taiwan potrebbe adottare una strategia estrema: l’autodistruzione industriale

Secondo alcuni analisti, Taiwan potrebbe installare un “kill switch” nei suoi impianti per sabotare la produzione in caso di invasione cinese. Se questa ipotesi si concretizzasse, e soprattutto se la Cina decidesse di invadere definitivamente Taiwan, le ripercussioni sui mercati sarebbero devastanti: crollo delle borse, panico sui titoli tech e una corsa all’oro e al dollaro come beni rifugio.

6. I dazi USA sul rame

Trump ha annunciato nuovi dazi sul rame e l’alluminio, una mossa che mira a proteggere la produzione americana ma che rischia di far lievitare i costi per le industrie che li usano (automotive, edilizia, elettronica). A breve termine, i prezzi saliranno, ma a lungo termine la domanda potrebbe contrarsi.

7. Il rame è il termometro della crescita globale

Dai cavi elettrici ai veicoli elettrici, il rame è ovunque. Un aumento della sua domanda segnala espansione economica, mentre un calo suggerisce recessione.

8. I dazi sui chip e il rame colpiscono anche l’industria dell’auto

Le auto moderne richiedono sempre più semiconduttori e rame, soprattutto per la transizione ai veicoli elettrici. Se i prezzi di questi materiali salgono troppo, le case automobilistiche dovranno ridurre i margini o aumentare i prezzi finali, con effetti su vendite e profitti.

9. Corea del Sud e Giappone potrebbero diventare i nuovi leader dei chip

Se Taiwan diventa troppo instabile o soggetta a pressioni geopolitiche, soprattutto guardando lo scontro USA – Cina, la Corea del Sud e il Giappone potrebbero prendere il suo posto. Samsung e Sony sono già protagonisti del settore e potrebbero attirare più investimenti internazionali.

10. La volatilità è l’alleata del trader

Questa combinazione di fattori – tensioni su Taiwan, dazi sul rame, strategia industriale cinese – sta creando un contesto altamente volatile per i mercati. Gli investitori più attenti possono sfruttare questa instabilità con strategie su futures e opzioni.

Claudia Manildo

Giornalista pubblicista e content editor, sono laureata all'Università di Siena in Comunicazione e all'Università di Parma in Giornalismo e Cultura Editoriale. Scrivere, oltre che un lavoro, è una missione quotidiana. Sono editor e correttore bozze freelance e nel tempo libero recensisco libri. Appassionata di sociologia e di interazione uomo-macchina, nel 2022 ho pubblicato il mio primo saggio per deComporre Edizioni.

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