Quando il bonus giovani si sdoppia, per alcuni aumentano i benefici, ma per altri bisogna valutare bene se richiederlo o meno.
Avvertire i contribuenti su tutto, implica informarli anche della possibilità di avere davanti un’agevolazione che però presenta delle discrepanze a livello di ottimizzazione dei benefici. Il bonus giovani si sdoppia, ma che significa? Da qui, si evidenziano pro e contro.

La mano dello Stato interviene mediante la misura del bonus, cercando di abbracciare le difficoltà dei più giovani. Questi si trovano in una fase di crisi sia fisiologica che generazionale, ma il range d’età è abbastanza ampio e di conseguenza ha differenti esigenze. Bisogna distinguere diverse tipologie di soggetti.
C’è chi è appena adulto, e chi invece si ritrova tra i giovani adulti, già da un bel po’. E con questo si aggiungono anche ulteriori differenziazioni che conferiscono determinate conseguenze alla misura.
Sono stati sdoppiati il bonus 18enni, quello under 35, e per l’ultimo, il bonus mamme. Cosa implica? Delle conseguenze che possono cambiare in relazione ad alcune variabili. Partendo dai 18enni si evidenzia sin da subito gli elementi in gioco. Chi ha questa età può vantare della Carta della Cultura dei Giovani e di quella di Merito. Entrambe ammontano a 500 euro.
Fin qui sembrerebbe tutto vantaggioso, ma è alla base del bonus che c’è un discrimine. Si parla sì di 18enni, ma di solo coloro che li hanno compiuti dal 2023, tutti gli altri degli anni precedenti, sono esclusi, quindi non ne hanno alcun vantaggio. E gli altri allora?
Cosa succede quando il bonus giovani si sdoppia? Analisi di tutti i soggetti
È bene tenere in considerazione tutti i soggetti in gioco, perché in relazione a questo sdoppiamento che avviene in base alla categoria e all’età, ci sono determinati benefici. Ognuno valuta se ne vale la pena. Si è analizzato quello per i giovani di 18 anni d’età, adesso si passa agli altri due.

Chi rientra nei 35 anni ha due bonus, quello nazionale e quello dei giovani ZES. Il primo vale in tutto il territorio italiano, perché presenta valenza nazionale, mentre il secondo fa riferimento soltanto alle assunzioni per una zona specifica. Appunto, la ZES, acronimo che indica la Zona Economia Speciale per il Mezzogiorno. Questa è l’area maggiormente colpita da precarietà e disoccupazione, specie per la penuria di infrastrutture e possibilità concrete di stabilizzazione.
Ma non si parla solo di giovani in generale, perché anche le mamme hanno diritto di sostegno. Il tutto è stato rimodulato dalla Manovra del 2025, la quale ha ben stabilito un’estensione di natura sperimentale del bonus, alle mamme che lavorano e che hanno due figli. Cosa viene garantito loro? Si tratta di avere un esonero contributivo, questo sale al massimo, cioè al 100% per chi ne ha tre.
Insomma, come nel caso dei giovani, anche gli Under 35 e le mamme lavoratrici presentano delle differenziazioni. È evidente che chi non rientra in questi requisiti non ne è destinatario, di conseguenza questo “sdoppiamento” non è un vantaggio per tutti, ma solo per delle nicchie di riferimento.