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Criptovalute

I limiti del Bitcoin come bene rifugio, su cosa puntare per evitare l’inflazione

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Nel corso degli ultimi mesi sono aumentate le preoccupazioni per l’inflazione, causando una forte contrazione e volatilità dei mercati azionari e obbligazionari. Si può considerare il Bitcoin come un bene rifugio?

In questo scenario i beni rifugio come l’oro, il dollaro o lo yen sono visti come candidati ideali per proteggere il capitale dal rischio di svalutazione.

Stock.Adobe

Metalli preziosi come oro e argento, valute di economie solide e materie prime possono essere tutti validi strumenti per diversificare il portafoglio contro l’inflazione. Ci sono alcuni investitori che ritengono che anche il Bitcoin sia un asset particolarmente valido contro questo fenomeno.

Nonostante il suo prezzo si sia più che dimezzato negli ultimi tre mesi esso mantiene alcune caratteristiche che lo rendono un asset con caratteristiche simili ai beni reali. La più importante di queste è la sua scarsità nonché il suo limite di estrazione massimo pari a 21 milioni. Di questi tuttavia sono estratti oggi circa 19 milioni ma molti di questi sono andati perduti o distrutti per errore, in portafogli di cui si è persa per sempre la chiave d’accesso.

Cosa manca al Bitcoin per essere considerato oggi un bene rifugio contro l’inflazione?

I Bitcoin effettivi sono quindi molti meno e sul mercato si scambia un’esigua percentuale di questi. Se ciò garantisce la tenuta del prezzo, non è però sufficiente a garantire una domanda per un bene senza un valore d’uso generalmente accettato nell’economia reale. Questi due aspetti sono alla base della caratteristica anti inflazione degli asset reali di cui Bitcoin è quindi in parte carente.

Ogni quattro anni i compensi dei miners, vengono tagliati del 50%. Così con il conseguente rallentamento della produzione, la valutazione del Bitcoin tende a salire. Questo significa che il prezzo tende a crescere come naturale forma di compensazione tra domanda e offerta, allora per il momento la corsa della criptovaluta potrebbe essere solo iniziata; l’ultimo Bitcoin verrà infatti estratto nel 2140.

Al momento, tuttavia, il Bitcoin non sta funzionando come strumento contro l’inflazione. L’asset è infatti legato alle aspettative di crescita dell’economia, solo così esso può avere spazio per essere utilizzato e diffuso. Un’alta inflazione accompagnata dall’incertezza economica con la possibilità di una recessione rende Bitcoin un asset più correlato all’andamento dei titoli tecnologici. Guardando i grafici del Bitcoin e confrontandoli con quelli di Apple, Alphabet o altre società del Nasdaq vediamo una correlazione notevole.

L’unica criptovaluta che può essere considerata una commodity

In mezzo al caos, chi ha in portafoglio Bitcoin ha tirato un sospiro di sollievo alle parole del presidente della SEC. Gary Gensler, ha sostenuto che il Bitcoin è l’unica criptovaluta che può essere considerata una commodity e regolamentata in tal senso.

Il mondo degli asset digitali è ancora giovane e patisce ciò che accade nel mondo tradizionale, non è ancora autonomo. Il numero di wallet nel mondo è oggi di circa 90 milioni e l’innovazione sulle applicazioni della blockchain continua ad andare avanti. Gran parte dei problemi di regolamentazione e protezione degli investitori sono stati risolti ma c’è ancora molto da fare per cementare la fiducia del vasto pubblico su questo tipo di asset. La sua blockchain, come quella di molte altre criptovalute è infatti indipendente da qualsiasi organismo di controllo centrale.

Andrea Carta

Ha studiato Analisi Tecnica dei mercati finanziari e ha svolto la professione di trader indipendente fino al 2019. Appassionato di letteratura e scrittura creativa, concilia le sue conoscenze ed esperienze scrivendo articoli in tema finanziario, socio economico e politico

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