La notizia è un fulmine a ciel sereno, la possibilità di tagli all’assegno di inclusione si fa sempre più concreta per le famiglie.
Le recenti modifiche al sistema di norme che regola il meccanismo dell’assegno di inclusione potrebbero sconvolgere nuovamente il quadro per le famiglie italiane. In particolare, chi finora ha beneficiato dell’aiuto assistenzialistico rischia di vederselo revocato nel giro di poco tempo. O almeno questa è l’indiscrezione che sta circolando con insistenza da ormai qualche mese; lo scenario però sembra possa davvero concretizzarsi, a sentire il parere degli esperti. I nuclei interessati, a oggi, non possono far altro che incrociare le dita.
Ma quale sarebbero i motivi alla base di un’operazione del genere? La spiegazione è abbastanza semplice, in realtà: il governo non erogherà alcuni degli importi perché mancherebbero le condizioni necessarie per far sì che ciò avvenga. I parametri, come molti ben sapranno, sono rigidi e stringenti, tanto che numerose famiglie rischiano di rimanere escluse. Insomma, la situazione non è delle migliori considerando anche il complesso periodo che stiamo vivendo dal punto di vista socioeconomico.
Tra le cause che potrebbero portare a un mancato pagamento dell’assegno di inclusione c’è senza dubbio il tetto fissato per il parametro ISEE (si attende la conferma dall’Agenzia delle Entrate sugli aggiornamenti); non tutti i nuclei famigliari, infatti, rimarrebbero al di sotto della soglia. E poi la sommatoria di patrimonio mobiliare e immobiliare, che in diversi casi oltrepassa il valore massimo stabilito all’interno della Legge di Bilancio attualmente in vigore. Per non parlare poi del cosiddetto ‘fattore pensione’, che invece riguarda i membri più anziani della famiglia.
Quando questi risultano percettori di un assegno pensionistico superiore all’importo stabilito dalle normative, allora si arriverà inevitabilmente alla fatidica ‘chiusura dei rubinetti’ – è sempre l’Agenzia delle Entrate a specificare la soglia massima. Non sono però solo queste tre le variabili da considerare, ogni situazione è specifica e particolare.
Per questo motivo si consiglia in ogni caso di affidarsi a un professionista per gestire l’intera procedura, che sia il commercialista oppure il CAF, così da non farsi sfuggire proprio nulla. Basta pensare che la sola mancata sottoscrizione del Patto d’Inclusione con i servizi sociali del comune di residenza comporta lo stop al contributo.
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