Addio 80 euro al mese in busta paga: la votazione del Parlamento è una doccia fredda

Niente 80 euro al mese nelle buste paga: il Parlamento si è espresso, novità dal Governo sulle pressioni fiscali, cosa cambia in questo 2025

80 euro in busta paga non erano la risoluzione dei problemi economici della maggior parte dei cittadini, ma rappresentavano un primo passo verso l’accettazione di un cambiamento epocale: il costo della vita continua a salire e non c’è prospettiva di stabilità nel futuro più imminente, le famiglie fanno difficoltà ad arrivare a fine mese, qualsiasi contributo economico può diventare un aiuto concreto nel quotidiano.

Giorgia Meloni
Addio 80 euro al mese in busta paga: la votazione del Parlamento è una doccia fredda (fonte: Ansa) -trading.it

80 euro in busta paga potevano significare una spesa alimentare più serena, ad esempio, ma il Parlamento ha bocciato la proposta. Per il Governo è difficile, se non impossibile, riuscire a tirar fuori il capitale da investire in un aumento degli stipendi, ma chi sarà a pagare la bocciatura? Si parla di una proposta presentata in Parlamento per rifarsi a un aiuto introdotto più di 10 anni fa, precisamente nel 2014 dal governo, allora con a capo Renzi.

Una misura di sostegno al reddito che poi nel tempo è stata modificata, con l’intento di alleggerire la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, ma a quanto pare il denaro disponibile è sempre di meno e con le ingenti spese che il paese deve affrontare per superare gli squilibri geopolitici del 2025, quest’anno la Camera ha bocciato la proposta di un reinserimento del bonus.

Bonus Renzi, il Parlamento boccia la proposta

La proposta di reintrodurre il cosiddetto “Bonus Renzi” da 80 euro al mese è stata messa ai voti in Parlamento, ma la maggioranza ha deciso di bocciarla. A quanto pare, da ciò che è stato decretato sembra doveroso specificare che la misura avrebbe avuto un costo rilevante per le casse dello Stato, e il Governo ha preferito orientarsi su altre politiche economiche.

Matteo Renzi a una conferenza
Bonus Renzi, il Parlamento boccia la proposta (fonte: Instagram @matteorenzi) – trading.it

Il risultato? Niente più extra in busta paga per i lavoratori dipendenti che speravano in un aiuto concreto per contrastare l’aumento del costo della vita. La Camera ha respinto la proposta con 147 voti contrari, 15 favorevoli e 104 astensioni. La mozione era stata presentata da Italia Viva con l’intento di ripristinare una misura che favoriva i lavoratori con redditi medio-bassi, aiutandoli dal punto di vista del peso fiscale.

 Sono state rigettate anche le mozioni presentate da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico, che si accodavano a Italia Viva, sollecitando interventi correttivi sulla riforma fiscale che continua a pesare enormemente sui redditi più bassi, già in difficoltà per via del caro vita.

Che cosa perderanno i lavoratori

Per capire che cosa andranno a perdere i lavoratori bisogna fare un passo indietro. Il Bonus Renzi era stato introdotto nel 2014 come credito d’imposta per aumentare il potere d’acquisto di tutti quei lavoratori dipendenti che avevano redditi annui compresi tra gli 8.000 e i 26.600 euro. L’importo previsto era di 80 euro al mese, equivalenti a 960 euro l’anno, erogati direttamente in busta paga. Una politica assistenziale che ha subito diverse modifiche raggiungendo anche i 100 euro mensili e altre rimodulazioni, ma non accettata dalla Camera per questo 2025.

Con la bocciatura della sua reintroduzione, coloro che rientravano in questa fascia non avranno più alcun beneficio diretto in busta paga. Il peso della scelta politica ricadrà quindi sui dipendenti con redditi medio bassi che si trovano schiacciati dall’aumento del costo della vita. Il Governo ha intanto dichiarato di voler puntare su altre tipologie di politiche assistenziali per i lavoratori, ma al momento non ci sono alternative concrete per andare a sostituire la perdita del bonus.

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